venerdì 17 novembre 2017

Santo Stefano, isola di sofferenza, vista e raccontata da John Peter

Di Santo Stefano ne ho già scritto in questo blog proprio perchè è stato cappellano dell'ergastolo, per diversi anni, uno zio di mia madre, don Aniello Conte.
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."



L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto


L'isola di Santo Stefano...si vede bene l'ergastolo



L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)

Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."



Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio

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