mercoledì 29 novembre 2017

La chiesetta della Madonna della Civita

Questa chiesetta, fu fortemente voluta da Monsignor Luigi Dies e fu costruita nel 1954, sugli Scotti, in località Fontana, sul terreno donato dalla famiglia di Costantino Tagliamonte.
E' una chiesetta carinissima in mezzo al verde, c'è un pozzo per l'acqua, nella piccola sacrestia c'è ancora il letto di Monsignore ed in una campana di vetro c'è una statuetta della Madonna con il Bambino.
Ogni 21 luglio c'è una suggestiva processione, con il quadro raffigurante la Madonna della Civita, tra i viottoli di campagna ed è seguita da gente che arriva da ogni parte dell'isola.
Il culto di questa Madonna però è secolare perchè i ponzesi, un tempo, si recavano a Itri dove a 673 metri di altezza c'è il Santuario a Lei dedicato.
I ponzesi partivano per Gaeta con piccoli gozzi e poi arrivavano al Santuario con le carrozzelle, chi addirittura ci andava a piedi per implorare qualche grazia o per ringraziare.

Un pò di foto



La chiesetta della Madonna della Civita sugli Scotti
(Foto luglio 2017)




L'interno della chiesetta.Il quadro raffigurante la Madonna della Civita posizionato sopra l'altare è stato portato in processione



Questa era la cameretta di Monsignor Dies con il suo letto



Una bella Madonnina antica protetta da una campana di vetro



Il pozzo da cui si attinge l'acqua

(Le foto sono di Marianna Licari)

domenica 26 novembre 2017

Giorgio e Germaine, un amore indissolubile

Ponza come tante altre isole è stata luogo di confino. Venivano mandate persone contrarie al regime fascista e giunsero persone importanti come Nenni, Pertini, Spinelli e tanti altri.
Giunse anche Giorgio Amendola che proveniva da una nota famiglia borghese e suo padre era un ex ministro. Restò a Ponza come confinato dal 1933 al 1937.
Ecco l'arrivo di Giorgio a Ponza attraverso le parole scritte nel suo libro Un'isola: "...Le isole sfilavano, Procida, Ischia, Ventotene. dopo l'oscurità del carcere ritrovavo la luce, l'aria, il sole. Finalmente entrammo nel porto di Ponza, circondato dall'anfiteatro delle case bianche, lucenti di calce fresca. Ero arrivato. avrei passato nell'isola quattro anni, un periodo, tutto sommato, felice della mia vita."
"Dopo un'attenta perquisizione salii dalla banchina sino alla sede della direzione della colonia. Passai attraverso una folla di curiosi. distinsi il volto di compagni conosciuti. L'arrivo del vaporetto era un'avvenimento, al quale molti cercavano di non mancare. Alla direzione mi fu consegnato il libretto del confinato. Lo dovevo portare sempre con me e presentarlo ai due appelli della giornata. Il direttore mi fece un breve pistolotto e mi consigliò prudenza e disciplina."



Le case che circondano il porto di Ponza



La nave in arrivo al porto
(Foto Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Ma veniamo a Germaine...
Giorgio incontrò Germaine Lecocq a Parigi ad un ballo popolare il 14 luglio 1931, giorno della festa nazionale.
"Fu un amore a prima vista, non una favola romanzesca, ma la base stessa della nostra vita. Sono passati 49 anni, io scrivo, lei dipinge, siamo invecchiati insieme, ma tutto è nato allora, in quella calda serata di festa popolare."
Anche Germaine giunse a Ponza per vivere la storia d'amore con Giorgio e tante persone erano curiose di vederla.
"Al porto di Ponza c'era la folla delle grandi occasioni. Tutti confinati, militi ed agenti, carabinieri, molti ponzesi, volevano vedere la "parigina". allora nella fantasia popolare sopravviveva il mito della parigina "libera ed elegante, che per cinque franchi  ti fa veder le gambe". Germaine aveva sofferto il mal di mare ed era scesa a terra bianca e tremante. La perquisizione fu appena accennata, per la comprensione della moglie del custode del carcere, incaricata, per le donne, di tale funzione. Finalmente la vedemmo iniziare la salita, dalla banchina al paese. Fu una grande delusione, niente parigina truccata e vistosa, una fanciulla fragile, che non dimostrava di avere ventiquattro anni. Ci abbracciammo, sotto gli occhi di tutti. Germaine reprimeva le lacrime. Ci fu un tentativo di applauso, poi la portai nella casa che avevo preparato. 
La casa stava su una scalinata interna del paese. Due grandi stanze comunicanti. Una guardava verso il mare."



(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

Si sposarono civilmente il 10 luglio 1934 e la loro casa era sulla Dragonara.
Un amore indissolubile...Germaine morì poche ore dopo Giorgio straziata dal dolore per la perdita del suo compagno di una vita. Era giugno del 1980.


Giorgio e Germaine
(Immagine reperita in rete)

Nota:
Nel novembre del 1985 venne girata a Ponza una parte del film di Carlo Lizzani "Un'isola" sul confino politico di Giorgio Amendola. 
Massimo Ghini interpretò Giorgio Amendola , Christiane Jean invece Germaine.

venerdì 24 novembre 2017

Un incidente in mare accaduto negli anni '30

Negli anni '30 una motonave con dei passeggeri, pare si chiamasse Saturnia, a causa della nebbia, si schiantò sullo scoglio della Ravia proprio nella fenditura che si vede.
Era spento anche il fanale verde che è collocato appunto su questo scoglio.
Questa storia mi è stata raccontata da Alessandro Romano ma non so altro...sarebbe interessante saperne di più...
Chissà se c'è ancora qualcuno che ricorda questo episodio o ne ha sentito parlare...


Lo scoglio della Ravia e il fanale verde



In questa fenditura si schiantò la motonave



Lo scoglio della Ravia



La motonave si schiantò in questa parte dello scoglio

martedì 21 novembre 2017

Buon compleanno Rosa!!!

Oggi ha compiuto cento anni una persona speciale, Rosa Galano.
Le nostre famiglie sono state sempre legate da molto affetto.
Tutto è nato dal suo laboratorio da sarta...
Mio padre Ciro vide per la prima volta  mia madre Elvira proprio da  Rosa Galano, dove diverse ragazze andavano ad imparare i rudimenti di cucito, come si usava un tempo.
Era importante che una donna sapesse usare l'ago e il filo...poteva servire nella conduzione della vita familiare.
Fu un incontro fatale...
Rosa ricorda bene quell'incontro...
Buon compleanno Rosa!!!


Rosa Galano con le figlie Vera e Lavinia

domenica 19 novembre 2017

Bellissima Palmarola


Questo video è stato realizzato nello scorso mese di ottobre da Biagio Cammarone che, purtroppo, ieri ha perso la vita in un incidente con il suo aereo ultraleggero tra Pomezia e Ardea.
Il suo aereo ha perso quota ed ha colpito i fili dell'alta tensione prendendo fuoco.
Dalle sue parole, in questo video, si capisce che è estasiato dalla bellezza di Palmarola.
Probabilmente è stato l'ultimo volo sulle nostre isole che spesso ha sorvolato con il suo aereo.
Ora potrai volare libero nel cielo!!!

venerdì 17 novembre 2017

Santo Stefano, isola di sofferenza, vista e raccontata da John Peter

Di Santo Stefano ne ho già scritto in questo blog proprio perchè è stato cappellano dell'ergastolo, per diversi anni, uno zio di mia madre, don Aniello Conte.
Mia madre, negli anni '40, è stata qualche volta da suo zio a Santo Stefano e mi ha raccontato che andavano a pregare nel piccolo cimitero dove erano sepolti i detenuti.
Il viaggiatore John Peter racconta in un libro Italie inconnue Alle isole di Ponza (Italia sconosciuta alle isole di Ponza) il viaggio nelle nostre isole nel 1895 e giunse anche a Santo Stefano.
Ecco cosa scrive: "...appena arrivato ho preso una barca per andare a Santo Stefano dove si trova un carcere durissimo ecosì tristemente noto in Italia. Santo Stefano è un tronco di cono che esce dall'acqua con la massa di lava marrone, in alcuni posti lucido come il vetro e con qua e là grotte e feritoie verticali che raggiungono il mare. Una terra nera e fertile, una massa di argilla mista a scorie appena sopra le rocce; questa terra è eccellente per la coltivazione di ortaggi. Tutto intorno l'isola le grotte scavate in riva al mare sono quasi sempre sconquassate dalle onde che le fanno franare con un rumore assordante.
I romani conoscevano Santo Stefano quantunque la loro storia non ne parli. Mi è stato mostrato nella parte dell'isola che guarda Ventotene, i resti di un'antica villa romana; ho raccolto dei bei pezzi di intonaco di vari colori.
Santo Stefano è stata utilizzata come isola di confino fin dai tempi antichi. Un Papa vi fece una prigione per sacerdoti viziosi. Ci sono ancora tracce di celle scavate nella roccia e si dice che fossero le loro abitazioni. Oggi Santo Stefano è soggiorno dei forzati.
Di solito si sale, nel lato nord dell'isola, da un'antica rampa tagliata nella roccia che parte dal piccolo approdo detto la Marinella. Altri tre percorsi, difficili, che partono dall'alto e attraversano detriti rocciosi verso Sud e Ovest conducono alle rocce giù al mare, e sono utilizzati quando per il mare grosso non è possibile l'approdo alla Marinella.
Una prigione, costruita alla fine del secolo scorso, corona Santo Stefano. I primi detenuti arrivarono nel 1795; tra loro c'era l'architetto della prigione stessa, l'ingegnere Carpi, condannato per reati politici. Questa prigione è un enorme edificio giallo, circolare e a tre piani. Le case degli amministratori sono nelle vicinanze formando una cittadella molto moderna, dipinta in grigio e rosa dalle finestre con le persiane verdi. Il contrasto dei colori e l'architettura fa capire subito dove si vive e dove si soffre."



L'ergastolo di Santo Stefano visto dall'alto


L'isola di Santo Stefano...si vede bene l'ergastolo



L'entrata del cimitero
Ai lati c'è scritto: Qui finisce la giustizia degli uomini (a sx); Qui incomincia la giustizia di Dio (a dx)
(Foto di Giampaolo Santomauro)

Del cimitero così scrive John Peter: "E' la morte, a volte, che libera il condannato. Quando mette fine alla sua miserabile vita viene sepolto senza cerimonie ma con una certa decenza. Due detenuti portano la bara su una barella al cimitero che si trova ad Ovest dell'isola. Mettono una croce sulla tomba, si inginocchiano, pregano per il defunto e poi nell'allontanarsi levano le mani in segno di saluto, l'addio al loro compagno di sventura."



Don Aniello Conte, ormai anziano, con la sua testimonianza, nel 1953, fece scarcerare un innocente, Carlo Corbisiero, detenuto nel carcere di Santo Stefano dal 1934 con l'accusa di omicidio

mercoledì 15 novembre 2017

U cànte

U cànte è una parola in dialetto ponzese che significa un pendio del fondo marino dove i pesci e le aragoste si ammucchiano rendendo più ricco il pescato.
A proposito di questo termine Ernesto Prudente racconta un aneddoto: " Partecipai, con il maestro Tatonno Scotti alle elezioni amministrative del 1956, per aiutare Francesco Sandolo, avversario della democrazia cristiana, che si trovava impelagato in un processo amministrativo. La lista aveva per simbolo l'aragosta. Ci trovammo per caso, durante lo sfoglio, nella IV sezione posta nella zona della chiesa di Le Forna dove, a scrutinio concluso, la lista avversaria prese solo sette, ripeto, sette voti. Un plebiscito. Il presidente della sezione era un magistrato della Corte di Appello di Roma. Un simpatico vecchietto che nella lettura dei voti ripeteva: aragosta, aragosta, aragosta, aragosta fino a stancarsi tanto da imporre una sosta con la richiesta di un bicchiere d'acqua. Un vecchio pescatore che seguiva lo sfoglio, a voce alta, nel sentire sempre e continuamente: aragosta, aragosta, disse: " stamme facce u cante" e dovette dare spiegazioni al presidente che si era fermato per attendere il bicchiere d'acqua che aveva chiesto e che il vecchio sagrestano, scrutatore di quel seggio, con abitazione vicina, si era mosso per andarlo a prendere.
Quando tornò con il bicchiere pieno d'acqua, lo prese dal vassoio e lo porse al presidente che ebbe un sussulto e. a voce alta, disse: "Non c'è da meravigliarsi, qui le chele sono finanche nelle vostre mani."
Il buon Scarabucchièlle aveva il pollice della mano destra diviso in due come la chele di un crostaceo."
(Dal libro "ALFAZETA Voci del dialetto ponziano)



La chiesa di Le Forna
(Estate 2015)



L'aragosta
(Foto reperita in rete)






Il dottor Francesco Sandolo ex sindaco di Ponza
(Foto dell'Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Ernesto Prudente

lunedì 13 novembre 2017

Una bella edicola votiva

Scendendo per la strada che da sopra i Conti porta a Santa Maria, sul muro di un'abitazione, c'è questa bella edicola votiva.
E' veramente carina!!!


La statuetta di San Silverio, una Madonnina e San Giuseppe

venerdì 10 novembre 2017

Le bitte all'isola di Ponza

Le bitte sono delle basse colonne tronche che possono essere di pietra oppure di ferro, alcune sono sistemate nelle nicchie.
Si trovano giù alla banchina Di Fazio, abbascio 'u Mamozio, al Molo Musco e persino negli scogli della Ravia.
Un tempo servivano ai velieri per legare i cavi d'ormeggio, per poter manovrare in caso di assenza di vento oppure se era contrario.


Le bitte al Molo Musco (estate 2016)



Ancora bitte al Molo Musco (estate 2015)


Bitta posizionata sullo scoglio tra la Ravia e u Casecavallo (estate 2017)



Qui si vedono le bitte in granito nelle nicchie e quelle in ferro ai bordi della banchina.
Molo Musco
(Foto di Rossano Di Loreto)



Una bitta nella nicchia
(Foto di Rossano Di Loreto)



Queste al Molo Musco non esistono più



In questa foto si vedono le bitte in Banchina Di Fazio...non esistono più



Ancora al Molo Musco



I pescatori fanno asciugare le reti intorno alle bitte...Molo Musco

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 8 novembre 2017

Un naufragio del 1778

Sbirciando nell'albero genealogico della mia famiglia che Philippe D'Arco mi ha inviato, un pò di tempo fa, ho scoperto che il primo Iacono, da cui discendo, registrato nell'archivio della Chiesa Parrocchiale di Ponza è Michele Iacono sposato con Tagliamonte Carmela Grazia.
Risulta che Michele Iacono sia nato nel 1750 e sia morto il 23 aprile 1778.
A quanto pare è morto durante un naufragio insieme Vincenzino Iacono, Biagio Tagliamonte, Nicola Colonna e Agostino Califano. Nella Chiesa Parrocchiale è registrata la loro morte dal parroco Verde.
Non si sa la causa del naufragio e nessuno potrà mai raccontarcela.
E' passato troppo tempo...
Michele Iacono nella sua breve vita ebbe due figli Silverio e Aniello.
Aniello aveva appena un anno quando suo padre morì nel naufragio. Sposò Maria Concetta Albano e divennero genitori del mio trisavolo Giuseppe Salvatore Iacono.
Probabilmente le persone morte nel naufragio dell'aprile del 1778 avevano legami di parentela.
Può darsi che il naufragio sia stato causato da una tempesta e la loro imbarcazione sia stata distrutta dalle onde del mare. Non lo sappiamo...

Per dare l'idea del mare in tempesta ecco un pò di foto scattate a Ponza da Rossano Di Loreto il 30 gennaio 2015


Mareggiata a Chiaia di Luna


Mareggiata a Lucia Rosa


Cala Feola


Onde che si infrangono sullo scoglio a Chiaia di Luna

Nota:
Philippe D'Arco ha origini ponzesi e vive in Francia. E' riuscito a ricostruire, consultando l'archivio della chiesa parrocchiale di Ponza, gli alberi genealogici di molte famiglie ponzesi. La nostra storia.

martedì 7 novembre 2017

Un pò di malinconia

In questo periodo dell'anno ho sempre un pò di malinconia...soprattutto nelle giornate grigie e piovose
Voglio consolarmi con questa bella immagine di Chiaia di Luna...e con le parole di una canzone.


Bella ma inaccessibile...estate 2017

La malinconia ha le onde come il mare 
ti fa andare e poi tornare 
ti culla dolcemente 
la malinconia si balla come un lento 
la puoi stringere in silenzio 
e sentire tutto dentro 

è sentirsi vicini e anche lontani 
è viaggiare stando fermi 
è vivere altre vite 
è sentirsi in volo dentro agli aeroplani 
sulle navi illuminate 
sui treni che vedi passare 

ha la luce calda e rossa di un tramonto 
di un giorno ferito che non vuole morire mai 

sembra quasi la felicità 
sembra quasi l'anima che va 
sogno che si mischia alla realtà 
puoi scambiarla per tristezza ma 
è solo l'anima che sa 
che anche il dolore servirà 

e si ferma un attimo a consolare il pianto 
del mondo ferito che non vuol morire mai...

Luca Carboni (Malinconia)

domenica 5 novembre 2017

Il nuotatore

Questa storia la scrive il Tricoli nella Monografia, quella di un ragazzo che nuotando per dieci ore riuscì a salvarsi. Una storia accaduta alla fine del '700.
Silverio Mazzella nel libro Racconti e leggende dell'isola dei pescatori la racconta così: "Il mare era nero inchiostro, immobile come in uno stagno. I remi che ripetutamente si affondavano nell'acqua lasciavano una scia argentea scintillante. Milioni di microrganismi fotofori al contatto dei remi brillavano e rivelavano il passaggio della loro barca. Il paranzello in mancanza di vento procedeva a remi verso Ponza con il carico effettuato a Ischia. Il tonfo e lo stridio dei remi, forzati sugli scalmi e sulla murata, coprivano ogni altro rumore nel silenzio della notte. all'altezza dello scoglio della Botte, davanti loro e in rotta di collisione, un'altra imbarcazione procedeva veloce nel buio tradita solo dalla scia luminosa di poppa. Avvicinatesi sufficientemente, il capitano Francesco Coppa ad alta voce dopo essersi presentato chiese di farsi riconoscere ma ne seguì un silenzio che faceva presagire un possibile attacco piratesco.
E non tardò la collisione voluta e l'attacco violento dei saraceni che ne seguì portò alla cattura dell'equipaggio. 
Solo Andrea Conte, il più giovane di bordo, approfittando del trambusto generato dall'arrembaggio si fece scivolare in acqua e con il favore dell'oscurità si allontanò dalla battaglia. Dal mare sentì pia piano affievolire le grida, il rumore della ferraglia, i lamenti dei feriti e le invocazioni di soccorso divino implorato dagli uomini.
Solo, avvolto nell'oscurità e nell'acqua fredda cercò di orientarsi scrutando il cielo stellato.
nuotò per dieci ore percorrendo le nove miglia di mare per raggiungere Ponza. Si salvò e diede l'allarme. 
Era il 14 agosto 1795."



In lontananza si vede lo scoglio della Botte

(Foto di Rossano Di Loreto)



Lo scoglio della Botte si trova tra Ponza e Ventotene



Un paranzello

(Foto reperite in rete)

Nota:
Il Tricoli così scrive: " NUOTATORE. I turchi non lasciavano crociare i mari delle Isole, e mentre a 14 agosto 1795 predavano il paranzello di Franc. Coppa, il marinaro Andrea Conte con anticipazione si gittò a mare prossimo alla Botte, salvandosi col nuotare per 10 ore e per circa 9 miglia."

venerdì 3 novembre 2017

La Madonnina della nonna Francesca

La mia bisnonna Francesca Feola, mamma di nonno Peppino Iacono, aveva questa bella Madonnina custodita in una teca di vetro. Grazie a mia cugina Candida Musella posso mostrarla in foto.
La Madonnina è ad Arbatax nella casa di mia zia Francesca Iacono, mamma di Candida, scomparsa due anni fa.
E' molto antica come si vede anche dalle foto.
Non so il nome di questa Madonnina ma la trovo molto bella.
Fino a che è stata in vita mia nonna Olimpia era nella sua casa in Corso Umberto, sul Giudicato, a Ponza.
Anche questo è un modo per ricordare...






Nota:
Francesca Feola, nata il 03-03-1858, sposò Ciro Iacono, nato il 26-12- 1855. Oltre a mio nonno Peppino e  Silverio (morto, purtroppo, durante la seconda guerra mondiale), ebbero anche cinque femmine, fra cui Giovannina e Marietta. Mentre Evelina morì giovanissima, di parto, altre due figlie scomparvero ad appena un anno di vita. A quei tempi la mortalità era molto elevata.

Altra nota:
E' la Madonna del Carmine
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