martedì 31 ottobre 2017

La notte dei morti

Secondo la credenza popolare nella notte tra il 1 e il 2 novembre le anime dei defunti tornano dall’aldilà per visitare le loro case e i loro cari.
Mia nonna mi raccontava di processioni di anime che dal cimitero attraversavano le strade del paese.
A Ponza, ma non solo, si usava apparecchiare la tavola per dare, idealmente, ai propri cari un ristoro.
Da bambina, ricordo che si metteva la scarpa per ricevere i doni e che il giorno dopo però dovevamo andare al cimitero per ringraziare i morti.
Ricordo pure la grande esposizione di giocattoli dell’Emporio Musella proprio sulla salita della Madonna che porta al cimitero.
E noi bambini ci credevamo…
Altri tempi!!!
Ora invece si festeggia Halloween…



La piazzetta centrale del cimitero



L'Emporio Musella dove c'era una grande esposizione di giocattoli

domenica 29 ottobre 2017

Il cimitero di Ponza

Il cimitero di Ponza, situato sulla collina della Madonna sui resti di una villa romana, fu sistemato nel 1892 quando era sindaco Vincenzo De Luca.
Furono costruite le cappelle dei notabili ma già nel '700 c'erano delle sepolture.
In questo luogo c'è la storia della nostra isola, lì ci sono i nostri antenati.
Una delle cappelle più antiche è il sepolcreto Tricoli del 1837 dove riposa Giuseppe Cesare Tricoli, autore della Monografia del 1855, che ci ha fornite tante informazioni sulla storia di Ponza.
Non tutti sanno che è sepolto lì.
Ecco cosa scrive Caterina Bon a proposito del cimitero di Ponza: "Nella riorganizzazione del cimitero venne mantenuta la primitiva collocazione sulla collina della Madonna, luogo ideale perchè, per la sua conformazione geografica, era naturalmente separato dal paese, un'isola nell'isola. Bisognò poi abbattere la batteria Leopoldo e trasformare le grotte, già dormitori delle truppe, in cappelle-sepolcreti, recintando il tutto con mura che sottolineassero la divisione fra città dei vivi e città dei morti."
"...scendono verso il mare le strade delle città dei morti. Si intersecano ad angolo retto, una rete ordinata e perfetta di scisse e ordinate che sembra voler contraddire la disposizione spontanea e disordinata dei vicoli del paese giù al porto, alle Forna, dovunque sull'isola."
In questi giorni il nostro pensiero va ai nostri cari che non ci sono più.

Un pò di foto scattate durante l'estate 2017


Si intravede la chiesetta del cimitero



Una strada del cimitero, ai lati le cappelle



Il sepolcreto Tricoli del 1837



La cappella della famiglia di Ciro Piro



Si scende verso il mare



Qui riposa il cantante Mike Francis che tanto ha amato Ponza



Volgi lo sguardo e passa la tristezza



Un'antica cappella



La parte superiore di una cappella restaurata

venerdì 27 ottobre 2017

La barchetta rossa

Questo modellino che fa bella mostra in un angolo del ristorante Acqua Pazza in piazza Carlo Pisacane, a Ponza, lo ha realizzato mio padre Ciro Iacono, maestro d'ascia.




Modellini di barche in costruzione


Ciro Iacono, maestro d'ascia, mentre costruisce un modellino di barca

mercoledì 25 ottobre 2017

La Cisterna di via Parata descritta dal Dies

Monsignor Luigi Dies nel suo libro Ponza perla di Roma nella parte che riguarda l'Archeologia racconta del sistema di purificazione dell'acqua piovana per decantazione e descrive la Cisterna di via Parata o del Bagno.
Ecco cosa scrive: La fistula pescava dunque in una vasta cisterna, al livello del mare. Questa, a sua volta, riceveva da un'altra cisterna soprastante l'acqua già riversata in essa da una terza. La terza aveva raccolte le acque piovane dai depositi scavati in superiori altezze e disposti su tutte le colline dell'isola. L'impetuosa massa d'acqua che trascinava con sè ciottoli e detriti, raccolta in altitudine, si veniva purificando, man mano che era decantata nei depositi immediatamente sottostanti, fino a diventare potabile al livello del mare. Nel Corso Umberto, presso la Parata, è visibile uno di questi magnifici serbatoi che ancora attestano il senso pratico dei Romani. Osserviamolo.
LA VASTISSIMA CISTERNA DEL BAGNO
A livello di strada, l'ingresso pietosamente incustodito, il che è tanto strano, quanto significativo, ha tutto l'aspetto d'un Ninfeo o tempietto, sacro...forse a divinità acquarie. Probabilmente l'irregolarità dell'ambiente, che risalta a chi entra, è dovuta alla natura della roccia in cui venne scavato l'antro. Gli architetti dovettero pensare d'adibire a cisterna una cava di tufo da costruzione, che ampliarono nel senso non ancora perforato della montagna. Questa cisterna è detta del bagno, perchè i Borboni vi posero, a loro tempo, il dormitorio) dei forzati qui dedotti per la esecuzione del piano di colonizzazione; diventò per questo un bagno penale.
Sono imponenti gli archi a crociera, tagliati nel tufo, corrono quattro lunghissime navate, divise da tredici pesanti pilastri ricavati dallo stesso taglio. Grande cura fu posta nell'ampliare al massimo questo deposito, il cui scavo arriva fin sotto la collina degli Scotti.
Il laterizio e l'opus reticolarum furono ottimi mezzi per risanare e rafforzare fondi e pilastri, minacciati da sabbia, pomice o vene meno compatte del tufo. Tutta la superficie interna è ricoperta d'intonaco signino e a terra non mancano i pulvini.
Si calcola che in questo deposito potevano essere raccolte molte migliaia di tonnellate d'acqua. Le due cisterne inferiori hanno la stessa forma e ampiezza."
Il Dies scrive ancora che "....oltre la scarpata borbonica per il tiro a secco delle barche da pesca è stato innestato nel muro un piccolo rubinetto di ottone che distribuisce l'acqua della cisterna pubblica detta del portone".
Forse si riferisce alla cisterna Tagliamonte, sotto l'hotel Mari, detta anche del Portone (Portone di Pascarella) che riforniva l'area portuale.

Questo per dire che anche l'autorevole Dies si è occupato della Cisterna di via Parata, un BENE dal valore inestimabile.


Proprio dietro il palazzo rosa c'è la maestosa Cisterna di via Parata detta anche del Bagno



Qui sotto le grate ci sono i due "lucernaj" che davano luce ed aria alla Cisterna



Una pianta della Cisterna di Via Parata  o del Bagno realizzata nel 1770 da Giovanni D'Alessio



Isole di Pontio mappa del XVI secolo, è raffigurata la Grotta di Pilato altro nome della Cisterna di via Parata



Una piantina della Cisterna di via Parata

La volta a crociera

lunedì 23 ottobre 2017

Un palazzo antico arète a chiesa

Viene citato dal Tricoli che lo annovera tra i palazzi dell'Ottocento.Venne costruito sui resti della chiesa della Trinità che dai disegni del Mattei, nel 1847, risulta diroccata. Dovrebbe essere il palazzo Gambardella.


Il palazzo con la luce del mattino


Con la luce del pomeriggio



I ruderi della chiesa della Trinità su cui è stato costruito il palazzo Gambarella in un disegno del Mattei del 1847

venerdì 20 ottobre 2017

Il pozzo della Cisterna del Corridoio

Davanti al palazzo rosa, in via Parata, si trova il pozzo da cui si attingeva l'acqua della sottostante Cisterna del Corridoio in via del Comandante.
Praticamente era stato murato negli anni Sessanta e finalmente dopo essere stato recuperato continua a dare luce ed aria alla Cisterna.
Però le persone che passano non sanno perchè è proprio in quel luogo e spesso senti dire frasi banali come il pozzo dei desideri.
E' stato abbellito soltanto nella scorsa primavera ma quest'estate ha riscosso un notevole successo.
Molti hanno scattato fotografie ed è diventato uno degli angoli più belli di Ponza.


Il pozzo della Cisterna del Corridoio


Lo scorso inverno la Cisterna è stata dotata di una bella porta



Dall'interno della Cisterna la luce che penetra dal pozzo






L'interno della Cisterna, un gioiello in pieno centro storico di Ponza



In questa piantina si vede dove è ubicata la Cisterna ed il collegamento con quella maestosa di via Parata



La scala che porta all'interno della Cisterna



Questo probabilmente è il cunicolo che portava il troppo pieno d'acqua dalla sovrastante Cisterna di via Parata a quella del Corridoio

mercoledì 18 ottobre 2017

L'aleche

Nel dialetto ponzese l'aleche è l'alga.
Ecco cosa scrive a tal proposito Ernesto Prudente: aleche- Pianta acquatica marina. Quando il terreno isolano veniva coltivato le alghe venivano usate come concime. Le forti mareggiate le estirpavano e le ammucchiavano sulle spiagge. Il contadino, armato di bidente e di forcone, le spostava dal luogo dove il mare le aveva depositate portandole, sempre sulla spiaggia in un posto dove il mare non poteva arrivare. Di tanto in tanto le rimuoveva per farle asciugare e, una volta asciutte, le caricava sugli asini e le portava nelle zone di campagna dove ne aveva bisogno per concimare il terreno.
Anche mio nonno Salvatore Conte, contadino i ncòppe i Cuonte, usava le alghe come concime. Con l'aiuto di alcuni coatti le faceva asciugare nella Cisterna di via Parata. Aveva una concessione per fare questo. Ricordo il documento in cui veniva autorizzato ad usufruire di una parte della Cisterna per tale uso.
Ecco un altro dei molteplici usi della Cisterna di via Parata nel tempo.




Aleghe (alghe)
(Foto reperite in rete)



Proprio qui sotto c'è l'ingresso della Cisterna di Via Parata



E' dietro il palazzo rosa

domenica 15 ottobre 2017

Cronaca del terremoto avvenuto nel 1781 a Ponza

Già nel gennaio del 1781 ci fu una scossa di terremoto che lesionò il pennello del molo all'angolo dove comincia la rampa della batteria come racconta il Tricoli.
Mercalli in Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza riporta le parole di un certo Ranieri che racconta di un terremoto avvenuto il 13 aprile 1781 giorno di venerdì santo.
Ecco cosa scrive: " A dì 13 aprile 1781 in Ponza, verso le ore 14 della mattina, stando io in chiesa, essendo giorno di venerdì, nel mentre stava il P. Ruffino da Crispano, parroco, dicendo l'ultimo- Ecce signum Crucis- venne un spaventevole tremuoto che durò circa due minuti, onde tutti atterriti, si proseguì la funzione; ma frattanto facevasi l'adorazione della S.Croce, replicò colla stessa veemenza nell'atto che il P. Serafino da Crispano stava levando dal Sepolcro N.S.G.Cristo. Onde tutti atterriti appena si potè terminare la funzione tra pianti e lagrime del popolo, il quale presa la Statua di M.SS. Addolorata si uscì processionalmente per l'isola, ove andato ancor'io tral numeroso popolo cantando litanie, giunti alla salita della Punta Bianca, e proprio sotto la terra di Pietro Buono, fece la terza spaventevole scossa. Si proseguì nonostante la processione di ogni ceto di persone sino alla chiesa ove tutti amaramente piangevano. Il giorno di detto venerdì santo stando io con mia moglie dentro la chiesetta della Madonna della Salvazione..., si intese il quarto terremoto verso le ore 23 e trenta della sera. Sbigottiti così e atterriti maggiormente si risolvette di ritirarsi in casa in S.Antonio, proprietà di D.Gennaro Isaia, e nel fine del S.Rosario...che erano le 24 e trenta, se ne intese altro più fiero che appena si potè scappare di casa. Fuori della quale si disse da me ed altro popolo la litania ed altre preci, e queste terminate ce ne andassimo nel posto ove era gran popolo accorso, ed ove si stiede tutta questa notte. Si dice che ve ne furono altre scosse, ma da me queste sole si intesero; sicchè di queste posso assicurare il lettore."
Questi terremoti di Ponza del 1781 sono ricordati anche da W.Hamilton che visitò l'isola nel 1785.


La Madonna Addolorata probabilmente la stessa statua portata in processione quel venerdì santo del 1781



Nella chiesetta della Salvazione sentirono la quarta scossa di terremoto in quella giornata del 13 aprile 1781



L'interno della chiesa della Madonna della Salvazione (Foto del 2013)



La chiesetta della Madonna della Salvazione
 
Nota:
Ferdinando Ranieri, nativo di Ventotene, era giudice a Ponza verso la fine del secolo scorso (1700).
Il ms. comincia colle parole: "Libro di memorie di D. Ferd. Ranieri", e registra insieme a notizie domestiche anche fenomeni naturali, come terremoti, venti impetuosi, tempeste di mare ecc. Dopo il 1805 la cronaca è continuata, con meno cura però, da altri fino al 1880. Attualmente il ms. è posseduto dal signor Simone Patalano, che gentilmente mi ha permesso di consultarlo.

(Da "Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza" di Giuseppe Mercalli)

Altra nota:
La chiesetta della Madonna della Salvazione può darsi sia quella denominata "A Madunnella" ormai scomparsa che era in una grotta 

venerdì 13 ottobre 2017

Una foto...una processione...

Dall'album di famiglia è spuntata questa foto...


San Silverio è appena uscito in processione ma questa volta viene portato dalle scale...forse il piazzale è chiuso come quando la chiesa era pericolante...non può essere altrimenti
Si vedono mio padre Ciro Iacono, Maurino Di Lorenzo ed altri...

mercoledì 11 ottobre 2017

Ponza vista con gli occhi di un architetto ponzese dell'Ottocento

L'architetto ponzese, Silverio Migliaccio, realizzò un dipinto, datato 28 luglio 1882, che raffigura una "Veduta in prospettiva del porto e piazza di Ponza e sue adiacenze, spiaggia del Grano".
Possiamo così osservare l'abitato di Ponza, di quel tempo, con gli occhi competenti di un architetto.
Riconosciamo il faro della Madonna, l'elegante casina del Commendatore D'Ambrosio sul Belvedere, la Cappella del Cimitero, la Chiesa ma anche i terreni coltivati.
Possiamo osservare l'attuale Corso Pisacane che a quel tempo si chiamava Corso Principe di Napoli.
Spiccano la palazzina a due piani in zona Parata e quella di Gambardella accanto alla Chiesa.
E poi ancora la Torre, la Lanterna del Porto.
Questo dipinto ci dà l'idea di Ponza di quel tempo...veramente interessante...
Silverio Migliaccio, architetto, è citato anche dal Tricoli nella "Monografia per le isole del Gruppo Ponziano"



Veduta in prospettiva del porto e piazza di Ponza e sue adiacenze, spiaggia del Grano
Dipinto dall'architetto Silverio Migliaccio 28 luglio 1882

(Per gentile concessione di Giuseppina Migliaccio, della quale l'architetto era un antenato)
 


                                
Stessa prospettiva, stesso autore
(Dal libro di Giuliano Massari "La mia Aragosta")

domenica 8 ottobre 2017

La chiesa di Sant'Antonio

Nella zona di Sant'Antonio in alcune piantine del XVI secolo è indicata una chiesa dedicata al Santo ma credo fosse una cappella che non viene menzionata però dal Pacichelli nel suo viaggio a Ponza avvenuto nel 1685.
Il Tricoli nella Monografia per le isole del gruppo Ponziano così scrive:
"Nella medesima spiaggia è piantato questo vasto monumento tutto di mattoni, marmi o fabbrica reticolata, ed era in tre comprese, la prima un rettangolo, attualmente coverta dalla fabbrica del Parroco Vitiello, la seconda sferica con vasta vasca per accumulare l'acqua sorgiva delle Forna per uso delle sacre obluzioni, ed in ultimo un esagono. Lo stucco lucido è gremito di vario dipinto, coi pezzi di colonna, capitelli, ed altri intagli su marmi. Gli affreschi, e bassi rilievi simbolici tra i rottami, indicano che il tempio era dedicato ai cennati Dioscuri, anche perchè non è presumibile, che i Ponzesi avessero trascurato il culto a tali protettori marini.
Vi fu sostituito Sant'Antuono dei marinari, finchè i barbari lo diroccarono." 
Nel 1858 iniziarono i lavori per costruire una chiesa nel borgo di Sant'Antonio ma due anni dopo furono sospesi e restò incompiuta.
A tal proposito, Giulio Vitiello in  Ponza brevis insula...brevis historia, così scrive:
"La nuova parrocchia, in precedenza progettata, fu ai primi del 1858 iniziata a S.Antonio prospiciente al mare e fiancheggiata dalla strada che porta a Chiaia di Luna. Gli avvenimenti del 1860 fecero sospendere i lavori. I muri perimetrali senza intonaco rimasero per una quarantina d'anni completamente abbandonati. Giovanni Calise ne divenne proprietario adattando la parte che guarda al mare a casa di abitazione mentre la parte retrostante fu adibita a deposito di attrezzi navali e da pesca. Fino a qualche anno fa era ancora intatta la scalinata di granito che immetteva al sagrato."
Pare che la volta della chiesa sia crollata più volte e non sono riusciti più a costruirla.
Nonno Salvatore Conte, fratello di Rosalia, moglie di Giovanni Calisi raccontava di una sagrestia...ma non so altro.
Comunque la chiesa in costruzione di Sant'Antonio era dov'è adesso il Bar Panoramica e nel locale accanto di alimentari, si vede ancora una nicchia dove doveva essere posizionata una statua.
Il sagrato della chiesa era dove sono ora i tavolini del bar.
Giovanni Calisi che rilevò le mura della chiesa incompiuta ne adibì una parte come sua abitazione. Era benestante e  nella sua casa c'era persino un pianoforte. Purtroppo perse la vita nell'affondamento del Corriere di Ponza, nel marzo del 1918.



Il palazzetto rosa è stato costruito sui resti della chiesa di Sant'Antonio



In lontananza il palazzetto dov'era la chiesa in costruzione

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Questo quadro con la storia e lo stemma dei cognomi Calisi e Conte, proprietari della casa che prese il posto della chiesa, ha più di cento anni. Era nella loro abitazione



Un particolare con lo stemma delle due famiglie Calisi e Conte



Altro particolare

(Per gentile concessione di Maria Grazia e Ornella Conte)

venerdì 6 ottobre 2017

Il Canalone

Durante l'estate, per evitare la marea di gente che è sul Corso, spesso passo per il Canalone, da dove si può godere un panorama fantastico.
Ma cos'è il Canalone???
Lo racconta Ernesto Prudente, nel suo libro Fogli Sparpagliati.
Lui abitava in quella zona da ragazzino.
Ecco cosa scrive Ernesto: Via del Canalone è quel tratto di strada che congiunge la Dragonara con via Scotti di basso. 
Io sono nato sulla Dragonara che tacitamente comprendeva anche via del Canalone.
E' lì che ho iniziato a sgambettare. E' quella la zona dove ho mosso i primi passi. E' quello il luogo dove da ragazzo facevo avanti e indietro centinaia di volte al giorno.
Via del Canalone altro non era che un selciato che si snodava, per circa cento metri, tra un precipizio da un lato e dall'altro un alveo scavato artificialmente per lo scorrimento delle acque piovane.
Via del Canalone è una delle più antiche strade di Ponza. Risale al periodo romano. Questo tratto di strada è la metà dell'intero percorso. Il secondo pezzo è chiamato Dietro il Canalone perchè è nascosto da case e muri.
La sede stradale era inferiore al metro. La parte dello scorrimento delle acque era larga e profonda circa un metro.
La prima parte era molto pericolosa perchè presentava uno strapiombo da tre ad otto metri per tutta la sua lunghezza.
I romani crearono questa opera per imbrigliare e canalizzare le acque che scendevano da monte Guardia, attraverso gli Scotti, indirizzandole a Chiaia di Luna.
E poi scrive ancora: Quante volte, da ragazzo, ho assistito alla tracimazione delle acque a causa di pesanti nubifragi.
Straripavano nella parte centrale del Canalone e, come un torrente in piena, si gettavano giù da una altezza di otto metri, e arrivavano fino al Corso Principe di Napoli attraversando terreni coltivati ad ortaggi che venivano distrutti. I danni erano sempre tanti.
Ernesto racconta anche altre cose: La mia via del Canalone era tutt'altra cosa. Il tratto pedonabile era molto inferiore al metro di larghezza ed era fatto con basoli, due piccoli basoli uno a fianco all'altro per tutta la sua lunghezza.
Due persone affiancate non potevano camminare e quando ci si incontrava con qualcuno che avanzava in senso opposto uno dei due era costretto a scendere nel fossato per consentire all'altro di proseguire.
Durante il periodo fascista si era soliti assistere a scene disgustose. se fra i due individui che avanzavano in direzione opposta uno era una camicia nera, prima di imbattersi, si sentiva la sua voce imperiosa che imponeva all'altro di scendere nel canale per dargli libero passaggio con il: "Togliti, fammi passare".
Questo capitava con tutti: bambini, vecchi, donne. Ricordo ancora le raccomandazioni della mamma e delle zie: "Quante ncuntre u fasciste ncòppe u canalone scinne sèmpe dint'u canale".
Anche i confinati, in caso di incontro, scendevano nel canale, con le spalle al milite che passava, e ciò per evitare processi. Uno scontro con un milite, anche per cose futili, comportava una denuncia penale. 
Via del Canalone segnava anche il limite di confine verso l'alto per i confinati e in tutta la sua lunghezza vi erano cinque garitte ognuna occupata da un milite di sentinella.

Ora qualche foto di via del Canalone scattate nell'estate 2017


Il panorama che si vede da via del Canalone



In questa foto si vede il Canalone



Via del Canalone



Via del Canalone dalla parte opposta

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