giovedì 27 luglio 2017

True Ponza (prima parte)

Marianna Licari appassionata di fotografia e di Ponza ha realizzato questo bel progetto.
Vediamolo nel dettaglio...


“La fotografia rende presente un evento passato.” Roland Barthes

La fotografia annulla il tempo che ci separa dal soggetto rappresentato. E’ un po’ come se le persone e i luoghi fotografati fossero ancora qui, esattamente uguali al momento in cui sono stati ripresi. Vista da questa prospettiva, la singola foto tende a confondersi col presente come in uno straniante dejà vu. Le persone ritratte e i luoghi del passato tendono a confondersi, a sovrapporsi con il presente. In un volto, le immagini di tutta una vita ritornano alla luce. Nei luoghi, molto vissuti, prendono forma storie del passato. Questa è la chiave di questo progetto, ritrovare la vera Ponza tra le pieghe di una foto. La vera isola nascosta tra lo sguardo di un personaggio del passato e i paesaggi del presente.

Ringrazio di cuore Giovanni Pacifico e Rossano Di Loreto, senza di loro non avrei potuto sicuramente fare questo lavoro vista la difficoltà nel reperire fotografie adatte.

Queste sono le prime 4 foto della serie.



P.S. Se pensate di avere materiale adatto per il progetto (di vostra proprietà o della vostra famiglia) non esitate a contattarmi.





giovedì 20 luglio 2017

San Silverio un mese dopo...

Il 20 luglio, un mese dopo la festa di San Silverio, la statua del Santo ritorna sul suo altare. Dopo la Messa delle 11 San Silverio viene portato in processione fino alla punta del Molo Musco...fa molto caldo ma i fedeli seguono con devozione.
Passerà un altro anno prima che la statua di San Silverio possa essere sfiorata dalle nostre mani ed ognuno di noi ha un pensiero, una preghiera...San Silverio pensaci tu!!!
Un pò di foto del 20 luglio 2016


















domenica 16 luglio 2017

U scungille

U scungille è un mollusco marino, il murice, che chiude l'ingresso della sua casa con un opercolo.
Ne scrive in un suo libro Ernesto Prudente così: "...Mimì, (Mimì Dies, oltre ad essere un eccellente subacqueo, con Bruno Vailati ha partecipato alla spedizione nel Mar Rosso e a quella superlativa sull'Andrea Doria) si buttava in acqua alla punta del molo Musco e arrivava fino alla spiaggia di Santa Maria, quando riemergeva aveva due sacchetti pieni di scungille. Basta mettere in acqua una testa di pesce, u scungellare, perchè essi si attaccano in brevissimo tempo.
Nei tempi passati, i fenici, i greci ed i romani estraevano dai murici una sostanza colorante. I murici secernano un liquido giallastro che, se riscaldato, diventa di colore rosso ed è inalterabile. La lana e il cotone tinti con questo colorante raggiungevano prezzi incredibili. Al tempo dei romani solo l'imperatore ed i senatori avevano diritto di portare abiti purpurei. Dopo la caduta dell'impero romano fu la chiesa ad impossessarsi di questa tintura e divenne il colore ufficiale degli abiti degli alti prelati che venivano chiamati appunto porporati."









Foto di scungille

(Immagini reperite in rete)



Come raccontava Ernesto Prudente...Mimì Dies si buttava in acqua alla punta del molo Musco ed arrivava fino alla spiaggia di Santa Maria...
(Foto estate 2016)

mercoledì 12 luglio 2017

Il Lanternino all'isola di Ponza...

Il Lanternino è il faro posto all'ingresso del Molo di Ponza e quando si arriva di sera con la nave ci accoglie con la sua luce. Ne ho già scritto in qualche altro post...

Del Lanternino così scrive il Tricoli, nel 1855: "il lanternino alla punta del Molo, che si alza di palmi 44, si accende a riverbero parabolico, detto fuoco di direzione"








Il Lanternino posto all'ingresso del porto dell'isola di Ponza
(Estate 2016)

Ho trovato questa bella pianta del Lanternino datata 7 luglio 1831 redatta dall'ingegnere Enrico Blanco (?) che ritengo molto interessante.


La pianta rappresenta la base della Torretta e la figura del Lanternino.
Legenda:
AB= Scala di proporzione
CD= Linea di proiezione del piano generativo lo spaccato
EF= Pianta della Torretta
GH= Ingresso alla Torretta
IK= Porzione del parapetto, che deve demolirsi o costruire nuova fabbrica per servire di parte della Torretta
N= Portellino per impedire che il vento s'immetta  nella Lanterna
0P= Lanterna
QR= Urtanti di ferro per sicurezza della Lanterna
RS= Fumarola
TU= Pianta del Lanternino
(La pianta è orientata supponendo l'ingresso della porta intorno alla Batteria)

Ponza 7 luglio 1831

Speriamo di aver trascritto bene tutto...a volte la scrittura di quel tempo è incomprensibile...

domenica 9 luglio 2017

L'aragosta di San Silverio

Del cuore d'argento che la statua di San Silverio porta al collo ne ho già scritto...
Ora voglio scrivere dell'aragosta...
Era il periodo antecedente alla Prima Guerra Mondiale e questo episodio è stato tramandato da padre in figlio...i nostri nonni lo raccontavano...
Monsignor Luigi Dies ne scrive nel libro Da Frosinone a Ponza...: "Una volta, al principio del nostro secolo, la corporazione degli aragostai, che recano nei cosiddetti burchielli, barche con i fianchi forati per vivaio, quei crostacei di lusso, vivi, sui mercati di Francia e di Spagna, avevano promesso d'offrire solennemente a S.Silverio l'emblema prezioso della loro attività, ossia un'aragosta d'oro. L'aragosta fu dunque approntata, artistica e bellissima, ma non si trovava mai il modo e l'opportunità d'offrirla al Santo: mancava sempre qualcuno dei promotori...
Una domenica, tutti erano avvertiti e sicuri della cerimonia, ma, con amara e universale delusione, all'ultimo momento, la cerimonia era stata rinviata anche quella volta.. Finita l'ultima Messa e tornato ognuno scontento a casa sua, un brivido, ad un tratto, corse per tutti i Ponzesi: il terremoto! Un grido di terrore e d'implorazione uscì da ogni casa: "San Silverio, salvaci!"... Ponza intera, in lagrime, fu in un attimo in Chiesa e gli aragostai offrirono, commossi e compunti, il loro dono simbolico al Santo"
Casualità o no...il Santo ha fatto sentire la Sua voce...questo non lo sappiamo




In queste foto, proprio alla base della statua del Santo, si vede l'aragosta d'oro

(Foto tratte dal sito www.sansilverio.it)

giovedì 6 luglio 2017

Il telegrafo senza fili e il raglio dei somari...

Nel libro di Giulio Vitiello Ponza brevis insula...brevis historia ho trovato un aneddoto che ci riporta ai primi anni del Novecento, all'isola di Ponza, durante il periodo in cui Guglielmo Marconi faceva gli esperimenti per la telegrafia senza fili.
Ecco cosa scrive Giulio Vitiello: Nei primi anni del secolo, a seguito di esperimenti eseguiti dall'èquipe di Marconi della R.Marina, si accertò che Ponza è in posizione tale che le onde erziate, tra lo stretto di Gibilterra ed il continente in qualunque ora e con qualsiasi tempo, sono percepibili con estrema chiarezza.
Il Governo, sulla segnalazione dei tecnici, destinò Ponza a ponte radio tra le navi, che attraversavano lo stretto di Gibilterra, e Roma.
Sul monte Guardia, a levante del semaforo, svettarono tre antenne di legno alte una trentina di metri. I motori e le attrezzature elettriche furono installate nel palazzo del semaforo.
Si fece appena in tempo ad iniziare le ricetrasmissioni quando un ciclone di inaudita violenza abbattè le antenne benchè fossero ancorate con controventi.
Le antenne furono ricostruite con tralicci in ferro su basamento di calcestruzzo; i materiali occorrenti, quotidianamente sbarcavano nel porto da navi della R.Marina.
La stazione riprese a funzionare con soddisfazione di tutti. Un messaggio diretto al Sindaco e al Capitano di Porto preavvisò l'arrivo nel giorno X ora Y, di un cacciatorpediniere d'alto mare, con scienziati, tecnici, ministri, ammiragli e forse lo stesso Marconi. Col messaggio si pregava di approntare una decina di cavalcature per trasportare persone e materiali sul monte Guardia.
Dodici proprietari di somari- a Ponza non ci sono cavalli- nel giorno e nell'ora fissati concentrarono sulla banchina le cavalcature ben strigliate e bardate a sella. La nave ritardò parecchio, gli animali stanchi per l'immobilità cominciarono a  scalpitare, fu necessario farli muovere ed abbeverarli.
Finalmente, con oltre un'ora di ritardo, la nave gettò l'àncora e, mentre attraccava alla banchina, lanciò un colpo di sirena in segno di saluto.
I somari impauriti, scalpitarono, uno di essi ragliò, gli altri per contagio si unirono al primo facendo coro. Fu una risata generale che, tra presentazioni e strette di mano, rallegrò il benvenuto.



Il Semaforo sul monte Guardia



Il monte Guardia alto m. 283



Le foto sono di Rossano Di Loreto e sono state scattate con il drone



Asinelli ponzesi
(La foto è di Emiliano Mazzella, Ristorante Monte Guardia)

martedì 4 luglio 2017

Luigi Jacono...un archeologo venuto da un'isola

Proprio quest'anno ricorrono settant'anni dalla sua morte ed è giusto ricordare questa figura che ha dato tanto nel campo dell'archeologia.
Luigi Jacono non era ponzese ma era nato a Ventotene il 23 dicembre del 1866 e morì a Torre Annunziata il 2 agosto 1947. Suo padre Giuseppe era vice pretore mentre sua madre Teresa Candia era una cucitrice.
A Ventotene, suo luogo di nascita, gli è stata intitolata una strada.
Ho trovato un pò di notizie in un libro di Ernesto Prudente che così scrive: "Per oltre un trentennio fu socio onorario dell'Accademia di Archeologia e Belle Arti dove venne riconosciuto come una vera enciclopedia dello scibile; come maestro di tutto quello che all'uomo è dato conoscere per mezzo delle scienze. 
La sua conoscenza e maestria andava dalla archeologia alla architettura; dalla ingegneria a qualsiasi branca della fisica; dalla matematica alla vulcanologia, all'astronomia. Eccelse, caso ben raro nei cultori e negli studiosi delle materie scientifiche anche nelle discipline letterarie e storiche.
Era un pozzo di scienza e di sapienza perchè i suoi studi e le sue conoscenze scientifiche non si limitarono alla teoria ma affondarono nella pratica. 
Possedeva una biblioteca ricchissima di preziosi volumi che consultava continuamente.
Ma oltre lo scienziato c'era anche l'uomo. 
Era sempre disponibile e lieto di poter aiutare gli altri.
I colleghi dell'Accademia lo battezzarono: L'amico degli amici. L'amico di tutti."
Luigi Jacono indirizzò i propri studi in particolare verso l'archeologia marittima e cominciò ad esplorare molte zone d'Italia.
Arrivò anche a Ponza...
"Nel 1926 fa stampare il "Solarium di una villa romana in Ponza".
In questo lavoro l'autore oltre a descrivere i ruderi della antica e grandiosa villa di Augusto affonda la sua penna in problemi di marineria e di astronomia per spiegare il perchè l'antico progettista aveva orientato in un certo qual modo le varie e tante parti di quel meraviglioso e delizioso complesso edilizio."
Luigi Jacono pose l'attenzione anche sull'isola che gli ha dato i natali, Ventotene.
"Nel 1933 fece stampare negli Atti del congresso degli studi romani " Un porto duomillenario", un lavoro sull'isola di Ventotene, la terra a lui più cara."
Ma ritornando a Ponza...
"Nel 1938 ritorna con la sua penna su Ponza e pubblica in Campania Romana "Una singolare piscina marittima di Ponza".
In questo lavoro lo Jacono ci fa una minuta descrizione, sia pur noiosa, come egli stesso afferma, del grandioso monumento romano con accenni e riferimenti alle sontuose ville imperiali costruite sull'isola."
Sono tanti i luoghi che visitò e che poi ha descritto...si occupò anche di progettazione...
Veramente un pioniere nel far conoscere e nel divulgare le opere idriche, marittime romane.
"Fu un ricercatore instancabile delle tecnologie dei romani.
I suoi lavori restano un deposito dove è sempre possibile trovare un giusto orientamento nell'intrecciato e intricato cammino della scienza dei romani."
"Luigi Jacono, per le esigenze della famiglia, fu costretto ad abbandonare gli studi universitari, gli studi regolari. Non potè fregiarsi di un titolo universitario pur facendo parte di accademie e associazioni culturali.
A questa grave mancanza pensarono alcuni insigni studiosi della prima metà  di questo secolo, i membri dell'accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli e, soprattutto, Amedeo Maiuri, soprintendente ai monumenti della Campania, direttore del museo nazionale di Napoli e degli scavi di Pompei, che spinsero il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione a conferirgli, ad honorem, quando era già vecchio, il diploma di laurea in Ingegneria e Architettura."
Veramente un grande!!!


Uno scorcio dell'isola di Ventotene, luogo di nascita di Luigi Jacono



La strada dedicata a Luigi Jacono sull'isola di Ventotene

(Le immagini di Ventotene sono state reperite in rete)



Solarium di una villa romana
Isola di Ponza, Santa Maria, 1926



Disegno dei pavimenti della villa romana di Santa Maria

(Da "Le isole pontine attraverso i tempi)



Luigi Jacono, archeologo

(Foto pubblicata per gentile concessione di Luigi Coraggio)

giovedì 29 giugno 2017

Altezze reali...a Ponza

Per molti anni, i Reali del Belgio, Alberto insieme alla moglie, Paola di Liegi, sono venuti a trascorrere qualche giorno di vacanza a Ponza.
Non era difficile vederli passeggiare per le strade della nostra isola sempre in modo discreto.
Arrivavano con il loro yacht, Alpa, il cui nome deriva dalle prime lettere della coppia reale.
Sovrani molto cattolici devoti al nostro Santo Patrono, San Silverio, infatti spesso venivano proprio nei giorni in cui c'erano i festeggiamenti.
Speriamo di vederli ancora a Ponza...


Nella foto vediamo i Reali del Belgio, la Regina Paola con il vestito blu e il cappello, con Ernesto Prudente, durante la processione di San Silverio nel 2000
(dal libro "Ponza il tempo della storia e quello del silenzio" di Ernesto Prudente)

lunedì 26 giugno 2017

A lanapèrle

A Ponza così viene chiamata la Pinna nobilis o nacchera che è un mollusco in via d'estinzione ed è quindi una specie protetta.
Ecco cosa scrive a tal proposito il caro Ernesto Prudente: La nacchera è quasi sicuramente, la conchiglia più grossa che abita nelle nostre acque marine. Vive tra le alghe. Facile a notarsi per il movimento di chiusura per la difesa involontaria che effettua quando è investita dal movimento dell'acqua causato dal nuotatore. E' attaccata al fondo da una specie di radice. La conchiglia si usava come soprammobile per arredare gli spigoli delle mura della casa e l'interno veniva usato anche come tela per dipingere. 
Quelle situate a grosse profondità venivano pescate con un sistema particolare. Su una barca a remi, oltre al rematore, vi era anche quello che, con la testa nello specchio, scrutava il fondo marino. Come l'avvistava, faceva fermare la barca e si portava a perpendicolo su di essa. Calava in acqua un cerchio di ferro pesante su cui la corda era stata legata in tre punti della sua circonferenza in modo tale che la  legatura risultasse come un cono o una piramide, vuota all'interno. Intorno al cerchio di ferro, lungo tutta la linea della sua circonferenza, vi era, tenuta da legacci di cotone per imbastire un'altra cimetta. Quando il pescatore posava sul fondo l'anello di ferro, al cui interno era finita la lanaperla, dava alla cordicella una serie di strappi che servivano a stracciare il cotone così che il cappio si stringesse intorno al mollusco. Uno strattone più forte, sempre con la stessa cima che la teneva avvolta, e la si estirpava dal fondo. Bisognava essere attenti nel recupero a tenere la cima sempre tesa. Con un minimo imbando si sarebbe allentato il nodo scorsoio e addio lanaperla. Con l'invenzione delle lenti, della maschera e delle pinne e la crescita del subacqueo. le lanaperla venivano prese con le mani. Ho visto esemplari di un metro.
Dai filamenti che la Pinna nobilis produce per ancorarsi ai fondali marini viene ricavato il bisso, la seta del mare. Ancora oggi, in Sardegna, Chiara Vigo, realizza al suo telaio delle splendide creazioni col bisso.
Chiara Vigo sostiene che il bisso non si può nè vendere nè comprare, non soggiace alle leggi del mercato, perchè è un bene collettivo: si può solo ricevere o regalare.
Si racconta che gli abiti di re Salomone fossero di bisso.










Il bisso, la seta del mare

(Immagini reperite in rete)



Il bisso tinto con la porpora, pigmento naturale ricavato dalla lavorazione del mollusco Murice comune
(foto di Roberto Rossi)

Indossai alla svelta i miei abiti di bisso...
Gli feci sapere che erano intessuti di quei filamenti lucidi e serici che fissano alle rocce le nacchere, specie di conchiglie frequenti intorno al Mediterraneo. Una volta, se ne facevano belle stoffe, calze, guanti essendo quei filamenti nel tempo stesso morbidi e calorosi.

Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari, 1870


venerdì 23 giugno 2017

A janèstre

Questo termine sta ad indicare la ginestra che in primavera con il suo colore giallo domina Ponza.
E' un fiore che adoro...il suo profumo è inebriante...
Ernesto Prudente nel libro ALFAZETA così la descrive: Da un "Memorando" stilato da una  commissione spedita a Ponza con una Ministeriale del ministro dei Lavori Pubblici, per "Sovrano volere", nel febbraio 1858 leggo che: "Questa pianta che spontanea cresce sull'isola da pochi anni e che gli isolani l'ànno propagata per mezzo di vivai per garantire le coltivazioni dai danni dei sali marini, ma ben altro potrebbe ottenersi da siffatta pianta la quale per questo è utile alle industrie ed agli usi della vita della gente meno agiata per tanto è sconosciuta e negletta." E' da ritenersi che la ginestra è arrivata a Ponza dopo, molto tempo dopo, il gruppo di colonizzatori. E' stata usata come frangivento fino all'ultimo periodo di coltivazione della terra. Le foglie, i fili di ginestra sono stati e lo sono ancora, per quei pochi produttori, usati per legare i tralci della vite alla armatura di canne che i contadini mettevano in atto per tenere sistemate le viti. La ginestra, come tutte le piante, sboccia in primavera e a luglio inoltrato le foglie, che sono simili a dei cespugli di steli, hanno raggiunto una certa lunghezza. Il cespuglio intero viene tagliato e messo a seccare. Poi vengono staccati uno per uno e si formano dei mazzetti che si conservano fino al periodo, gennaio-febbraio-marzo, in cui si usano per legare i tralci. Prima di usarli si mettono a bagno per farli acquistare elasticità.












(foto di Rossano Di Loreto)

lunedì 19 giugno 2017

Buon San Silverio!!!

Buon San Silverio!!!

E' l'augurio che ci scambiamo tra ponzesi il 20 giugno ma che va oltre...ormai sono molti i forestieri che amano così tanto Ponza da seguirne anche le tradizioni come il culto di San Silverio.
La processione con la statua del Santo posizionata nella barchetta colma di garofani rossi è il momento più toccante della festa.
Molti seguono con le barche il Santo quando viene portato da un peschereccio nella baia del porto per la benedizione in memoria dei caduti in mare.
Un tempo San Silverio veniva portato in processione sopra un trono poi su una barca ma quella odierna venne costruita dal maestro d'ascia, Ciro Iacono, più vicina ai modelli di imbarcazioni ponzesi, nei primi anni sessanta,
San Silverio è presente in noi ponzesi fin dai primi istanti della nostra vita. Nei momenti di difficoltà è a Lui che ci rivolgiamo, come ad un padre.
L'immagine di San Silverio è ovunque nell'isola...nelle case, in edicole votive, sulle imbarcazioni...
La devozione verso San Silverio oltrepassa i confini dell'isola...dove c'è un ponzese c'è San Silverio...












domenica 18 giugno 2017

L'archeologia subacquea

A Ponza possiamo trovare reperti archeologici non solo a terra ma anche in mare...
L'isola di Ponza era sulle rotte commerciali dei più grandi navigatori non solo romani...chissà quanti naufragi ci sono stati durante le tempeste...
Nel settembre del 1985, in prossimità della Secca dei Mattoni,poco distante dai Faraglioni di Lucia Rosa, i sub Giuseppe Mazzella e Roberto Calò scoprirono il relitto di una nave romana del I secolo d.C. Giaceva ad una profondità di trenta metri.
All'interno del relitto trovarono tantissime anfore di tipo Dressel e ricordo ancora che dal muretto di piazza Pisacane ne vidi un camion pieno.
Chissà che fine hanno fatto...dovevano servire per il Museo di Ponza...bah
La nave apparteneva ad Aulo Saufeio e con il suo carico di vino e olio era diretta in Gallia.
Nel 2010, tra Ponza e Zannone, la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio con la Fondazione americana  Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Trust scoprirono cinque relitti di navi romane a cento metri di profondità. Nei relitti c'erano moltissime anfore ben conservate che contenevano olio, vino e conserve di frutta. Questi relitti risalgono al periodo tra il I secolo a.C. e il IV d.C.
Che dire una bella scoperta!!!
L'idea, in questo caso, era di creare un Museo subacqueo. 
Ponza non è solo mare ma anche storia, archeologia, tradizioni...




Al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa c'è la Secca dei Mattoni
(Foto di Rossano Di Loreto)



Anfore romane



Anfore ritrovate nei relitti tra Ponza e Zannone

Nota:
La Secca dei Mattoni si trova al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa. Deve questo nome al naufragio di una nave carica di mattoni negli anni '30.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...