lunedì 19 giugno 2017

Buon San Silverio!!!

Buon San Silverio!!!

E' l'augurio che ci scambiamo tra ponzesi il 20 giugno ma che va oltre...ormai sono molti i forestieri che amano così tanto Ponza da seguirne anche le tradizioni come il culto di San Silverio.
La processione con la statua del Santo posizionata nella barchetta colma di garofani rossi è il momento più toccante della festa.
Molti seguono con le barche il Santo quando viene portato da un peschereccio nella baia del porto per la benedizione in memoria dei caduti in mare.
Un tempo San Silverio veniva portato in processione sopra un trono poi su una barca ma quella odierna venne costruita dal maestro d'ascia, Ciro Iacono, più vicina ai modelli di imbarcazioni ponzesi, nei primi anni sessanta,
San Silverio è presente in noi ponzesi fin dai primi istanti della nostra vita. Nei momenti di difficoltà è a Lui che ci rivolgiamo, come ad un padre.
L'immagine di San Silverio è ovunque nell'isola...nelle case, in edicole votive, sulle imbarcazioni...
La devozione verso San Silverio oltrepassa i confini dell'isola...dove c'è un ponzese c'è San Silverio...












domenica 18 giugno 2017

L'archeologia subacquea

A Ponza possiamo trovare reperti archeologici non solo a terra ma anche in mare...
L'isola di Ponza era sulle rotte commerciali dei più grandi navigatori non solo romani...chissà quanti naufragi ci sono stati durante le tempeste...
Nel settembre del 1985, in prossimità della Secca dei Mattoni,poco distante dai Faraglioni di Lucia Rosa, i sub Giuseppe Mazzella e Roberto Calò scoprirono il relitto di una nave romana del I secolo d.C. Giaceva ad una profondità di trenta metri.
All'interno del relitto trovarono tantissime anfore di tipo Dressel e ricordo ancora che dal muretto di piazza Pisacane ne vidi un camion pieno.
Chissà che fine hanno fatto...dovevano servire per il Museo di Ponza...bah
La nave apparteneva ad Aulo Saufeio e con il suo carico di vino e olio era diretta in Gallia.
Nel 2010, tra Ponza e Zannone, la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio con la Fondazione americana  Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Trust scoprirono cinque relitti di navi romane a cento metri di profondità. Nei relitti c'erano moltissime anfore ben conservate che contenevano olio, vino e conserve di frutta. Questi relitti risalgono al periodo tra il I secolo a.C. e il IV d.C.
Che dire una bella scoperta!!!
L'idea, in questo caso, era di creare un Museo subacqueo. 
Ponza non è solo mare ma anche storia, archeologia, tradizioni...




Al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa c'è la Secca dei Mattoni
(Foto di Rossano Di Loreto)



Anfore romane



Anfore ritrovate nei relitti tra Ponza e Zannone

Nota:
La Secca dei Mattoni si trova al largo dei Faraglioni di Lucia Rosa. Deve questo nome al naufragio di una nave carica di mattoni negli anni '30.

giovedì 15 giugno 2017

U garofano i San Silverio

San Silverio viene portano in processione, il 20 giugno, su una piccola barca colma di garofani rossi. Alla fine della processione, sul sagrato della chiesa, vengono lanciati centinaia di garofani che vengono raccolti e custoditi gelosamente dai fedeli.










Il lancio dei garofani


Il significato del garofano, il fiore di San Silverio

Le foto sono tratte dal sito www.sansilverio.it

Nota: 
La barchetta che porta San Silverio è stata costruita nei primi anni '60 dal maestro d'ascia, Ciro Iacono, mio padre

lunedì 12 giugno 2017

Il Mattei e il suo viaggio a Ponza

Nell'aprile del 1847 giunse a Ponza lo storico e pittore Pasquale Mattei, di Formia, sbarcando dal piccolo naviglio di Padron Silverio.
Durante la sua permanenza nell'isola, Mattei incontrò, Giovanni, un vecchio di 108 anni, in ottima salute tanto che, ogni giorno, si recava dalla sua casa al Borgo Sant'Antonio fino alla chiesa sostenuto solo da un bastone.
Il centenario raccontò di appartenere ad una delle famiglie che da Ischia vennero a colonizzare Ponza.
Andando per mare, Mattei, incontrò anche le "le rivendugliole e incettatrici di pesce", donne che andavano a mercanteggiare a bordo delle tartanelle tra Ponza e Palmarola.
Quando arrivò nel villaggio di Le Forna, gli abitanti di quella parte dell'isola osservarono il "forestiero" Mattei mentre disegnava e raccoglieva rocce, un pò impauriti, si tennero a distanza di sicurezza.
Una sera, Mattei cercò di entrare nella chiesa di Le Forna dove si stava celebrando un matrimonio ma gli sposi, accortosi della sua presenza, chiesero al parroco di rinviare lo sposalizio e le persone presenti corsero a rinchiudersi in casa.
Mattei fu scambiato per uno stregone e manco a farlo apposta, quella notte, imperversò un temporale.
Ma il parroco non fu da meno...aveva scambiato il "forestiero" per un incaricato mandato dal governo a Ponza per aumentare le tasse.
Attraverso i disegni del Mattei possiamo vedere Ponza com'era nell'Ottocento paesaggisticamente ma anche scene di vita (le pescivendole) e personaggi (Giovanni, il centenario).
I disegni e gli appunti del Mattei sono raccolti nella monografia "L'arcipelago Ponziano.Memorie Storiche-Artistiche" pubblicato nel 1857.
Ecco qualche disegno...



La grotta del Grano



Il Foro Borbonico






Il Borgo Sant'Antonio visto dalla Dragonara



La rampa gradonata, la chiesa della SS.Trinità e gli uffici del Governatore



La fidanzata del Grano




La batteria Leopoldo, si vedono una chiesa, un faro e una tomba




Il vecchio centenario Giovanni



La torre Farnese



La necropoli

mercoledì 7 giugno 2017

A pamplugle

Leggendo il libro ALFAZETA voci del dialetto ponziano di Ernesto Prudente mi sono imbattuta in questo termine, pamplugle, che non conoscevo, con relativa storiella in cui viene citato anche mio padre Ciro Iacono.
Ecco cosa scrive:
Pamplugle - Ritaglio sf. Falda di legno portata via dalla pialla e che si attorciglia a ricciolo, truciolo
Quante moine tra Ciro Iacono, falegname - carpentiere, e Silverio Spignesi parrucchiere per due pamplugle. Nella casa della suocera del parrucchiere vi era un piccolo forno dove spesso il parrucchiere infornava le pizze. Oltre alla legna per riscaldare il forno erano necessarie legnetti per fare fiamma indispensabile per una buona cottura della pizza. E chi meglio delle pamplugle poteva dare questa benedetta fiamma? Il parrucchiere, dopo essere stato cacciato a pedate dagli operai dei cantieri navali di Santa Maria perchè giornalmente li visitava per raccogliere pamplugle che gli operai, invece, regalavano ai panettieri in cambio di pizze. Cacciato da Santa Maria, il parrucchiere, con la scusa di intrattenersi a parlare delle arance che Ciro tirava agli amici, e lui era uno dei bersagli preferiti, quando si appoggiava al parapetto della piazza. Il parrucchiere, nelle ore libere dal lavoro, era sempre nella falegnameria di Ciro e come cadeva na pamplugle si catapultava a raccoglierla e a infilarla in un piccolo sacchetto che portava sempre dietro. Si faceva la provvista. Quando Ciro inchiodava tavole, passava e salutava senza fermarsi.
Un bel giorno Ciro volle sapere dal suo amico perchè tutti i giorni raccoglieva pamplugle. E così il parrucchiere fu costretto a spiegare a Ciro che per cuocere la pizza, secondo un rigido canone della gastronomia napoletana, per ottenere il massimo della cottura, ai tronchi bisognava aggiungere le pampluglje che, se estratte dal chianuòzze, sgrossino, erano quelle ricce e molto arrotolate su sè stesse; se, invece, a produrle era stata a chianòzze, pialla, erano di forma irregolare. Con il passare del tempo a pamplugle si è estesa a significare cose da nulla.
Questo termine, credo, non si usi più


La porta del magazzino dove Ciro Iacono, maestro d'ascia, costruiva le barche



Ciro Iacono mentre lavora



Si ricavano trucioli di legno, a pamplugle



A pamplugle



Ciro Iacono da giù a Mamozio tirava le arance ai suoi amici appoggiati al muretto di piazza Pisacane

Nota:
Ciro Iacono si divertiva a lanciare arance ai suoi amici appoggiati al muretto della piazza...ne sa qualcosa Silverio Spignesi...mio padre aveva una mira infallibile...in quei tempi era tutto uno scherzare

lunedì 5 giugno 2017

Le foto di Ponza scattate da Italo Insolera

Nel museo di Roma in Trastevere c'è una mostra Le città in bianco e nero di Italo Insolera in cui oltre alla foto di Ponza che ho già pubblicato ce ne sono altre.
Italo Insolera è stato urbanista, storico, autore di "Roma moderna" e fotografo prima per lavoro poi per passione.
Le foto di Ponza sono state scattate durante la festa della Madonna della Civita sugli Scotti e sono del 1974. Ci sono molti volti ponzesi...
Il 7 giugno ci sarà la presentazione del libro "Italo Insolera fotografo".
Vediamo le foto di Ponza...



In primo piano Silverio u matto...così veniva chiamato...era soltanto una persona sfortunata



Il quadro della Madonna in processione


La processione



Volti ponzesi



Altri volti



Il bambino credo sia Giovanni Pacifico



Il quadro della Madonna e i carabinieri...il primo sembra Manfredini, l'altro Raffaele Raimo



La copertina del libro di Italo Insolera

venerdì 2 giugno 2017

La pioggia delle rose rosse

A Roma, il giorno di Pentecoste c'è la pioggia delle rose rosse.
Dall'ampia apertura circolare della cupola, l'oculus centrale, i vigili del fuoco lasciano cadere, all'interno del Pantheon, migliaia di petali di rose rosse.
E' un antico rito religioso che risale al Medio Evo, simboleggia la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, sotto forma di fiammelle rappresentate dai petali.
Questa cosa mi ha fatto ritornare in mente che anche nella nostra chiesa di Ponza, perlomeno ai tempi di Monsignor Dies, il giorno di Pentecoste si lanciavano i petali di rose all'inizio della messa.
Io ho questo ricordo...chissà se questo avviene ancora...non lo so...



La pioggia di rose rosse al Pantheon



I petali cadono lentamente...



L'interno della chiesa di Ponza

mercoledì 31 maggio 2017

La via dell'ossidiana

Fin dal Neolitico l'uomo ha frequentato le isole Ponziane questo perchè estraeva e lavorava l'ossidiana.
L'ossidiana è un vetro vulcanico di colore nero che si forma per il raffreddamento immediato della lava ed era utilizzata per preparare lame e utensili.
Questa scoperta è stata fatta da J.Friedlaender, studioso di geologia, nel marzo del 1900 che così scrive: "Alla P.ta del Fieno ho trovato due coltellini lunghi circa tre cm. e molti frammenti di ossidiana, nell'isola di Zannone, fra il convento e la cala del Varo, si trovano molti frammenti di ossidiana, probabilmente trasportata. In ambedue i siti si vedono frammenti di terraglia molto grossolana."
L'ossidiana proveniva da Palmarola in pietre, in ciottoli e veniva lavorata a Zannone per poi essere trasportata al Circeo da dove poi veniva inviata in altre località. Frammenti di ossidiana di Palmarola sono stati rinvenuti nel Sannio, in Umbria. L'ossidiana presenta diversità di colore e da questo si può capire il luogo di provenienza.
Per gli uomini primitivi l'ossidiana aveva un valore inestimabile.
Dell'ossidiana di Palmarola così scrive l'indimenticabile Ernesto Prudente: "Nel tempo in cui l'uomo ha fatto uso della ossidiana di Palmarola l'isola non poteva essere disabitata e non lo era. Troppe concomitanze di cose. il tempo impiegato per raggiungere l'isola, il tempo per la ricerca e per la raccolta, il tempo per il caricamento del minerale, il tempo per il ritorno e soprattutto le condizioni meteomarine, avrebbero reso impossibile, più che difficoltoso e difficile, il rientro al luogo di partenza nello stesso giorno.. Per come sono situate le isole in relazione al Circeo è facile supporre che l'uomo abbia usato la stessa tecnica che oggi usa in montagna per la conquista di una vetta che presenta tante difficoltà: una serie di tappe, onde fissare i campi di trasferimento per sfruttare la conquista del terreno, per rendere più agevole e più facile il cammino del trasferimento per raggiungere il traguardo previsto e prefissato."
Con  l'età del Bronzo e quindi l'utilizzo dei metalli terminò l'era dell'ossidiana.


Isola di Palmarola   qui si trovava l'ossidiana
(Foto di Rossano Di Loreto)



L'ossidiana è un vetro vulcanico dovuto al rapido raffreddamento della lava



L'isola di Zannone dove l'ossidiana veniva lavorata



La Punta del Fieno dove J.Friedlaender, studioso di geologia,scoprì frammenti di ossidiana

domenica 28 maggio 2017

Nascere a Ponza tanto tempo fa...

Oggi non si nasce più a Ponza e le donne, al momento del parto, si trasferiscono sul continente per far nascere i loro bambini in ospedale, con l’assistenza dovuta.
Tanto tempo fa, i bambini nascevano nelle loro case e le donne venivano aiutate dalle ostetriche locali, le mammane.
Io sono nata in una piccola casa sul corso Pisacane e mia madre aveva già due bambini ma con me ebbe dei problemi. Ci fu bisogno, urgentemente, di un medico e venne chiamato il dottor Martinelli che, per fortuna, non abitava lontano riuscendo così a salvare la vita alla mia mamma.
Mio padre, ogni tanto, per prendermi in giro mi diceva, che già alla mia nascita, aveva dovuto pagare trentamila lire, tanto si prese il dottore per il suo intervento.
Per quei tempi era una bella cifra!
Quante mamme di Ponza sono morte di parto ma anche tanti bambini non sono riusciti a sopravvivere ad un parto difficoltoso.
I tempi erano difficili…ora  sono rose e fiori.
Siamo rimasti in pochi ad essere nati a Ponza, d'altra parte è giusto che una donna possa partorire in tutta sicurezza in ospedale.



In questa foto io sono in braccio a mia sorella Olimpia accanto mio fratello Peppino.



In una casa su quella loggia sono nata 
(Estate 2016)



La scalinata che porta alla loggia della casa in cui sono nata


martedì 23 maggio 2017

Il pilota e Ponza

Qualche giorno fa su un inserto della Gazzetta dello Sport c'era un'intervista a Prisca Taruffi che partecipava come pilota alla Mille Miglia.
Prisca è figlia di Piero grande pilota automobilistico e motociclistico ma anche ingegnere. Partecipò alla  Mille Miglia ben 13 volte senza vincere.
Piero Taruffi vinse però nel 1957, sessant'anni fa, e per quella gara si preparò meticolosamente.
Guidava una Ferrari 315 S e lo aiutò la moglie Isabella che nelle prove faceva da navigatrice, una donna che è sempre stata al suo fianco.
Nell'intervista Prisca racconta di suo padre e di quando ha guidato la macchina con cui lui vinse la Mille Miglia...un'emozione grandissima.
Piero Tariffi con la moglie Isabella hanno iniziato a frequentare Ponza nei primi anni '60 e sono stati stregati dalla bellezza dell'isola. Hanno acquistato una casa nel centro storico e non hanno lasciato più Ponza. Amavano fare delle belle nuotate lungo la costa dell'isola e si divertivano a dare nomi alle grotte, agli scogli.
Piero Taruffi un altro forestiero che ha amato Ponza...dai messicani veniva chiamato El Zorro plateado, la volpe argentata.


In alto, accanto alla casa celeste c'è quella rosa di Taruffi
(Foto estate 2016)



Piero Taruffi



Piero Taruffi nel 1957



Piero con la moglie Isabella



Piero e Isabella Taruffi a Ponza...
Ancora oggi è bello fare quattro chiacchiere con la signora Isabella...sempre in gamba

(Immagini reperite in rete)
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