giovedì 28 gennaio 2016

La spiaggia del Grano

Un tempo, a Ponza c'era la spiaggia del Grano, che i ponzesi di una certa età ancora ricordano, però ora non esiste più. Al suo posto ora c'è la Banchina Nuova costruita verso la metà degli anni '50 ed ampliata successivamente.
Il Mattei, nel suo viaggio a Ponza, nell'aprile del 1847, raccontò anche di una Grotta del Grano ed è riprodotta in un disegno.
Incontrò una ragazza (La fidanzata della Grotta del Grano), orfana di madre, il cui padre era in procinto di risposarsi, che gli raccontò l'origine del nome di questa spiaggia. Il fratello dodicenne, Domenico, era una sorta di piccola guida dell'isola che seguiva il Mattei passo passo.
Ecco la ragazza cosa disse al Mattei: In altri tempi il nostro paese, nel bisogno di provvedersi opportunamente di grano e di altra vettovaglia, qui appunto aveva stabilito i suoi magazzini di approvvigionamento. La nostra grotta formava parte di questo centro di deposito e non essa sola compone tutta la nostra abitazione. In continuità due altre stanzucce possediamo scalpellate nel masso- Osservate quali solide pareti le informano, come sono industriosamente scavate sotto il taglio facile del nostro tufo, come la volta e le mura imbiancate tengon vantaggiosamente le veci dell'intonaco. Voi non crederete che nella stessa roccia sien condotte le scale, gli archi, i poggiuoli, le scranne; o forse v'indurrete a credere che queste dimore sian malsane. Ma il fatto chiarisce come son esse nell'inverno caldissime ed asciutte, nell'està fresche e temperate. Vi ripeto però che non è tale da mostrasi questa nostra troppo povera grotta, chè il Padre non è in istato di accomodarla; ma ben altre saprei additarvene, e di tali da disgradarne le migliori case di fabbrica e dipinte...
Quindi la spiaggia si chiamava così perchè c'erano i magazzini di grano e vettovaglie del paese.

...in quel povero abituro che si schiudeva ad arco presso la sabbiosa spiaggia, mi accinsi a trarre uno schizzo fugace di quella scena.



P. Mattei, la Grotta del Grano



P.Mattei (La fidanzata della Grotta del Grano)



Com'era un tempo...


Non c'era la Banchina Nuova
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

martedì 26 gennaio 2016

Don Aniello Conte e il caso Corbisiero


Un post pubblicato il 27 marzo 2013 su questo blog

Ancora su un ponzese a Santo Stefano

Avevo già scritto, in questo blog, di don Aniello Conte, ponzese, cappellano dell'ergastolo di Santo Stefano.
Cercando su internet, nell'archivio storico del quotidiano "La Stampa", ho trovato diversi articoli, del 1953, che lo riguardano.
Don Aniello Conte, con la sua testimonianza, riuscì a far scagionare Carlo Corbisiero, di Marzano di Nola, accusato di omicidio, in carcere dal 1934.
Era una giornata di luglio del 1953, quando la Corte di giudici sbarcò a Ponza da un rimorchiatore della Marina Militare, per interrogare don Aniello, ormai anziano.
Il vecchio cappellano di Santo Stefano, viveva in una piccola casa sopra i Conti, rispose alle domande dei giudici che cercarono di metterlo in difficoltà ma invano.
Carlo Corbisiero, finalmente, dopo quasi vent'anni di carcere, da innocente, tornò in libertà.

Questo è uno degli articoli con la foto del cappellano



Per gli altri articoli:

www.archiviolastampa.it/

Poco tempo fa, su Facebook, Gerardo Conte ha pubblicato a tal proposito un articolo preso da un giornale americano
Eccolo:






domenica 24 gennaio 2016

Le malelingue

Un'amica, quest'estate, mi ha fatto notare che si sentiva osservata, controllata.
Stavano sempre a chiederle con chi andasse a cena, oppure perchè fosse sola...quando si sarebbe sposata...e via dicendo...
Insomma, volevano sapere i fatti suoi e a lei questo dava fastidio.
Era proprio esasperata...
Ci sono delle vere sartorie dove si taglia, si cuce e si ricama pure...dove non sfugge nulla...
Potremmo chiamarle pure dogane...
Questo accade soprattutto nei piccoli centri dove ci si conosce un po' tutti e si sa vita, morte e miracoli.
Ma perchè fai questo...ma no è meglio fare così...no non sono d'accordo...è sbagliato...
A questo proposito ecco un proverbio tratto dal libro "Ancora proverbi di Ponza" di Ernesto Prudente

Ddòje fèmmene e na papere arruvutajene nu paèse

(Due donne e una papera misero sottosopra un paese)
Mette in risalto il pettegolare ed il ciarlare caratteristico delle donne


Ponza



Il porto di Ponza visto dalla spiaggia di Sant'Antonio



Sant'Antonio



Le Forna

(Le foto sono di Rossano Di Loreto)



giovedì 21 gennaio 2016

Palazzo Pinto o Irollo??? Questo è il dilemma.

Palazzo Pinto o Irollo???
Io credo sia Palazzo Pinto quello della prima foto in questo post.
Ecco perchè:
Il Tricoli scrive: Altre strade cingono il cennato principale abitato, vale a dire quella dell'Avvocato per dietro la  Palazzina al 1° Padiglione; dal trivio degli Ospedali la Parata, Bagno, Scarpellino, Dragonara e congiungersi con quella di Chiaja-diLuna. Dal quatrivio Palazzo-Pinto pei suddetti luoghi e Sant'Antuono,...
In effetti davanti al Palazzo che io credo sia Pinto si trova un quatrivio, come scrive il Tricoli. C'è una parte di Corso Pisacane, la scalinata che porta alla Dragonara, poi la Via Nuova ed infine il pezzo di strada che porta a Sant'Antonio.
Se qualcuno ha qualche notizia in più ben venga...anche questa è storia.
I due palazzi sono stati costruiti nello stesso periodo e questo lo si nota dallo stile architettonico, borbonico, archi uguali che troviamo anche in alcune isole partenopee.



Foto del 1919
(archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



In fondo quello che io credo sia Palazzo Pinto mentre sulla destra Palazzo Irollo
(estate 2015)




La scalinata che porta sulla Dragonara.
Sulla sinistra Palazzo Pinto mentre sulla destra Palazzo Irollo in cui si accede dal piccolo tunnel che si vede sulle scale

Mentre il Palazzo Irollo credo sia questo




Palazzo Irollo sulla Via Nuova

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)




Queste scalette portano a quello che io credo sia Palazzo Pinto
Io sono nata nella casa qui sopra.

lunedì 18 gennaio 2016

Passaggi da scoprire

Nell'isola di Ponza, soprattutto nel centro storico, tra le palazzine, ci sono tanti passaggi con scalette, dei piccoli tunnel, che congiungono una strada all'altra, dall'alto verso il basso e viceversa. Sono un po' da scoprire...
Uno dei più grandi è u' Purtone i Pascarella.
Qualche foto


U' Purtone i Pascarella



U' Purtone i Pascarella che congiunge Via Corridoio con Corso Pisacane



Questo piccolo passaggio da Corso Pisacane porta giù alla Banchina



E' lo stesso della foto precedente visto però dal basso, dalla Banchina



Questo passaggio da Via Corridoio conduce a Corso Umberto



E' lo stesso della foto precedente visto dall'alto cioè da Corso Umberto



Questo passaggio dalla Punta Bianca conduce a Via Corridoio

sabato 16 gennaio 2016

A Sant'Antuono maschere e suoni

A Sant'Antuono maschere e suoni.
Questo detto è riferito a Sant'Antonio abate che si festeggia il 17 gennaio, giorno in cui entra ufficialmente il Carnevale.
Un tempo, a Ponza, in questo giorno si facevano dei falò ed io ricordo quello dìnte u vico, Corso Umberto che, mi pare, facesse la famiglia Ambrosino.
Nella zona di Sant'Antonio in una mappa del XVI secolo è indicata una chiesa dedicata al Santo ma credo fosse una cappella che non viene menzionata però dal Pacichelli nel suo viaggio a Ponza avvenuto nel 1685.
Il Tricoli nella Monografia per le isole del gruppo Ponziano scrive:
"Nella medesima spiaggia è piantato questo vasto monumento tutto di mattoni, marmi o fabbrica reticolata, ed era in tre comprese, la prima un rettangolo, attualmente coverta dalla fabbrica del Parroco Vitiello, la seconda sferica con vasta vasca per accumulare l'acqua sorgiva delle Forna per uso delle sacre obluzioni, ed in ultimo un esagono. Lo stucco lucido è gremito di vario dipinto, coi pezzi di colonna, capitelli, ed altri intagli su marmi. Gli affreschi, e bassi rilievi simbolici tra i rottami, indicano che il tempio era dedicato ai cennati Dioscuri, anche perchè non è presumibile, che i Ponzesi avessero trascurato il culto a tali protettori marini.
Vi fu sostituito Sant'Antuono dei marinari, finchè i barbari lo diroccarono."
Nel 1858 iniziarono i lavori per costruire una chiesa nel borgo di Sant'Antonio.
A tal proposito, Giulio Vitiello in  Ponza brevis insula...brevis historia, così scrive:
"La nuova parrocchia, in precedenza progettata, fu ai primi del 1858 iniziata a S.Antonio prospiciente al mare e fiancheggiata dalla strada che porta a Chiaia di Luna. Gli avvenimenti del 1860 fecero sospendere i lavori. I muri perimetrali senza intonaco rimasero per una quarantina d'anni completamente abbandonati. Giovanni Calise ne divenne proprietario adattando la parte che guarda al mare a casa di abitazione mentre la parte retrostante fu adibita a deposito di attrezzi navali e da pesca. Fino a qualche anno fa era ancora intatta la scalinata di granito che immetteva al sagrato."
Nonno Salvatore Conte, fratello di Rosalia, moglie di Giovanni Calisi raccontava di una sagrestia...ma non so altro.
Comunque la chiesa in costruzione di Sant'Antonio era dove è ora il Bar Panoramica.

Un po' di foto della zona di Sant'Antonio dove era in costruzione la chiesa nel 1858















(Foto dell'archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 13 gennaio 2016

L'isola di Ponza descritta dall'Ultramontain nel 1822

Conrad Haller, l'Ultramontain, nel 1822, pubblica Tableau topographique et historique des isles d'Ischia, de Ponza, de Vandotena, de Procida et Nisida; du Cap de Misène et du Mont Pausilipe. 
L'Ultramontain era un mercante svizzero che nel primo '800 lavorava e viveva a Napoli. Nel libro racconta della sua visita a Ponza e ci fa un pò un quadro di come fosse Ponza nel 1822.
Haller così scrive: Sulla montagna situata a S.O. del porto, la più alta dell'isola, sono piantati ceppi di vite ed alberi da frutto, cominciando dalla base e fino alla sommità appiattita, che offre bei campi di ricchi pascoli. Ma, dal lato di mezzogiorno, questa stessa montagna è tagliata a picco, ed anche ultimamente si è verificata una disgrazia che fornisce la prova dello strapiombo di questa costa. 
Una ragazza, che guardava il proprio gregge sul dorso della montagna, essendosi troppo avvicinata al bordo del precipizio, cadde da questa altezza in mare,dove perse la vita. La pendenza di questa montagna verso Nord è più dolce, e termina in un vallone che attraversa l'isola lungo un mezzo miglio, dal fondo della grande baia a oriente fino alla piccola insenatura, chiamata Chiaja di Luna, dal lato occidentale dell'isola. Questa vallata, che non è se non un grande giardino, offre una passeggiata quanto mai piacevole, ombreggiata da centinaia di alberi da frutto, che sono protetti dai venti da un succedersi di poggi ricoperti di bei vigneti.
Al di sopra di questi giardini, sulla sinistra, si vedono gli splendidi resti di un antico acquedotto romano, composto da una serie di archi a mezza costa della montagna tagliata, della quale questo acquedotto segue tutte le sinuosità. Nel suo insieme esso ha la forma di ferro di cavallo con una lunghezza di circa tremila piedi, tra il vallone ed il porto. Questo acquedotto è abbastanza ben conservato; vi manca solo l'acqua e, siccome le sorgenti che sono più alla portata delle abitazioni moderne, le forniscono in abbondanza, nessuno pensa a recuperare quest'opera antica, anche se non sarebbe impresa difficile.
Ed a proposito di acqua vediamo cosa scrive Haller:
Oltre alla salubrità dell'aria, Ponza gode di un altro vantaggio non meno grande, e cioè di una sovrabbondanza di acqua sorgiva. Parlando d'Ischia, abbiamo fatto notare che il ghiaccio, o piuttosto la neve congelata, vi è assolutamente necessaria, particolarmente d'estate. Le montagne di Ponza non sono abbastanza alte perchè vi possa cadere molta neve: d'altro canto, i suoi abitanti non sono abbastanza ricchi da potersi permettere di andare a comprarla fuori dall'isola. Per fortuna, essi possono farne a meno grazie alla grande quantità di limpide sorgenti che scendono dall'alto delle rocce, o che sgorgano dalla base di esse e perfino, in uno o due posti, sulla riva del mare.
Della popolazione ponzese scrive così:
La popolazione indigena dell'isola di Ponza è costituita da un migliaio di anime. Questi isolani sono in maggior parte coltivatori ed alcuni pescatori. Poveri e laboriosi, essi sono attaccati alla loro isola, dalla quale si allontanano molto raramente, e che per loro rappresenta il mondo intero. Quelli degli abitanti che godono di un certo benessere, impiegano i loro beni nell'isola stessa a favore dell'agricoltura e non pensano affatto a dedicarsi alle speculazioni commerciali e marittime, come fanno gli Ischitani ed ancor più i Procidani.
Tutto questo nel 1822...

Foto dal Monte Guardia (la montagna descritta dall'Ultramontain) scattate con il drone da Rossano Di Loreto












Ponza, la grotta del Grano in un disegno di Pasquale Mattei del 1847 



domenica 10 gennaio 2016

Visita al Faro della Guardia

Un post già pubblicato il 18 novembre 2012                                                     


Un bel video di qualche anno fa realizzato da Rossano Di Loreto che ci porta al Faro della Guardia, a Ponza, uno dei più importanti dei mar Tirreno.
Purtroppo versa in cattive condizioni come possiamo vedere dal filmato ma resta sempre un luogo magico.

Come il raggio del faro, che attraversa il muro di cristallo con la luce intensa e ci guida sulle rotte della vita.

Sergio Bambaren

mercoledì 6 gennaio 2016

A ròtte sotto a Torre

A Ponza, sotto la Torre dei Borboni, c'è un'ampia grotta con una spiaggetta dove un tempo si tiravano a secco le barche. Era una sorta di ricovero per le barche durante la stagione invernale essendo abbastanza riparata. Anche mio padre, Ciro, ogni anno, a settembre, trasferiva le sue barche dìnte a ròtte. Ricordo le file di barche che andavano in questa specie di ricovero.  Era un rito di fine estate...
Forse lì dentro c'è ancora qualche barca...non so...




(Estate 2015)



Sotto la Torre

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

lunedì 4 gennaio 2016

Sermoneta e i presepi

Sermoneta è un borgo medioevale a pochi chilometri da Latina, ricco di storia, con un grande patrimonio artistico. Un vero gioiello, con le sue case, i vicoli, le scalinate, il Castello Caetani.
E' come fare un salto indietro nel tempo...
In queste festività natalizie negli angoli più nascosti, nei vicoli, tra le finestre, è stato possibile scovare dei presepi.
Tutto molto suggestivo!!!
Qualche foto che ho scattato (dicembre 2015)







































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