lunedì 27 luglio 2015

Cala Inferno......un approdo antico

Questo post l'ho già pubblicato su questo blog nel giugno 2014.

Un tempo, fino agli anni 50, Le Forna era collegata con Ponza porto soprattutto via mare. Sia la merce che i passeggeri venivano caricati su delle barche a remi che partivano dallo scalo di Punta Bianca e facevano la spola con Cala Inferno, distante due miglia. Erano soprattutto le donne a portare pesanti carichi sulle spalle, su e giù per la scalinata di trecentocinquanta scalini.
Gli antesignani degli odierni barcaioli erano Palle 'e Cannone ( palla di cannone), Cuncetta 'a Tiramole, Bombs  ma anche Pacchiarotte.
La scala di Cala Inferno venne fatta costruire dai Borboni proprio per agevolare i collegamenti con l'altro nucleo abitativo che arrivò, a Ponza, nel 1772, proveniente da Torre del Greco, e si stabilì nella parte settentrionale dell'isola, Le Forna.
Il Tricoli così scrive: "A comunicare con l'altro abitato, si tracciò la comoda strada, mentre per via di mare in circa due miglia, si intagliò la scalinata spaziosa a Caladinferno di 350 scaloni a partire da quella sorgiva per montare sul colle".
Il Mattei si recò nella zona di Le Forna nell'aprile del 1847, era incuriosito dal nome Cala Inferno, perchè si chiamasse così, ma alla fine capì e scrive: "A mò di antemurale fa difesa alla Cala che si dice dell'Inferno una costiera che chiude un piccolo seno di mare con poca spiaggia sabbiosa, sparsa di pomici, e di sostanze bruciate. Rupi gigantesche scendono a picco nel mare,frastagliate e rosicchiate nelle creste che si estollono ardimentose nell'aria come i merli di un gotico castello del medio evo. Esse si colorano di u bruno rosso- giallo arsiccio. Nel fianco della rupe, di prospetto al mare è condotta a scalpello una scala di ben dugento logori ed affannosi scalini, la quale giunta a metà, procede come modellata tra orridi macigni, e si addentra fra irte e precipitose masse, si che diresti non per altro sentiero il pietoso Enea fosse disceso all'Inferno. Da queste chiare apparenze stabilita la certezza di una violenta crisi Vulcanica in quell'ignivoma contrada, qual meraviglia se si diede la denominazione di Cala d'Inferno......



Cala Inferno in un disegno del Mattei, aprile 1847

Purtroppo la scalinata non è più accessibile perchè c'è stato qualche movimento franoso ed è un vero peccato se pensiamo alla fatica di quelli che l'hanno costruita.
Proprio a Cala Inferno, un tempo, le navi in transito nel Mar Tirreno venivano a rifornirsi di acqua sorgiva, c'era una fontanella che zampillava ma anche un deposito dell'acquedotto, realizzato dai romani..
Ora succede il contrario....le navi cisterna proprio a Cala Inferno scaricano l'acqua per la zona di Le Forna.
Com'è cambiato il mondo.......


Panorama da sopra Cala Inferno.....si vede il porto di Ponza



La scalinata.....



Le rocce dalle forme strane di Cala Inferno...sembrano funghi....



La nave cisterna che sta scaricando l'acqua per Le Forna

lunedì 20 luglio 2015

San Silverio....in Bolivia

Durante il viaggio in America Latina papa Francesco si è recato anche in Bolivia. Mi sono ricordata che tempo fa ho scritto un post in cui raccontavo di un paese, in Bolivia, che si chiama San Silverio, proprio come il Santo patrono dell'isola di Ponza.
Il post è di giugno del 2014.

Giugno è il mese in cui, a Ponza, festeggiamo il nostro Santo patrono, San Silverio.
Nel libro di Ernesto Prudente "Penna vagabonda" ho trovato una curiosità....
In Bolivia, nel cuore delle Ande, c'è un paese che si chiama San Silverio, ha una popolazione di circa quattrocento persone che sono dediti alla pastorizia ed all'allevamento.
Ernesto ha fatto le sue ricerche circa l'origine del nome e così scrive: "Il suo nome, San Silverio, è scaturito da un fatto che ha del soprannaturale: nella seconda metà del milleottocento un signore dall'aspetto energico e risoluto attraversò questa comunità per altri luoghi. Si fermò soltanto per poco tempo e durante la sosta venne a sapere che un bambino era affetto da una terribile malattia che, giorno dopo giorno, lo trascinava alla morte. Non si vedevano vie d'uscita. Era in un vicolo cieco.
La disperazione dei genitori era altissima. 
L'intera comunità partecipava a quella tragedia come se quel figlio fosse di ognuno di loro.
Non vi erano medici, nè nel paese, nè nelle comunità circostanti e il bimbo malato veniva curato con le indicazioni di uno pseudo stregone. Nessun passo verso la guarigione era visibile. Il bambino andava, giorno per giorno, da male in peggio, avvicinandosi, giorno dopo giorno, allo spegnimento. Rifiutava il cibo e passava intere notti in uno stato di totale assopimento.
Il forestiero, venuto a conoscenza del fatto, perchè era sulla bocca di tutti, tutti ne parlavano, chiese di poter vedere il malato.
Una volta portato al suo cospetto lo trovò steso su un pagliericcio, emaciato e smunto e con gli occhi chiusi. Non aveva più la forza di tenerli aperti. Gli si avvicinò e gli pose, amorevolmente, una mano sulla fronte. Il bambino, come venne toccato, aprì gli occhi, guardò e sorrise, cosa che non faceva da tanti e tanti giorni.
Gli astanti, parenti e amici rimasero sbalorditi.
Lo straniero, nell'imboccare la porta per uscire da quella casa, rivolgendosi a tutti, disse: "Non abbiate timore, guarirà". E così fu!
La mamma, dopo aver guardato negli occhi il suo bambino, lo seguì, cercando di raggiungerlo, e dalla soglia, mentre lui imboccava un sentiero che portava ad un'altra comunità, con voce rotta dal pianto e con le lacrime che le inondavano il viso, gli chiese:
"Chi sei' Come ti chiami?
Silverio, fu la risposta, senza voltarsi".



La statua di San Silverio in processione a Ponza tanti anni fa....in primo piano si vede mio padre Ciro Iacono



Questa foto è ancora più antica....San Silverio lo portavano in processione su un trono



Ancora San Silverio a Ponza....

mercoledì 15 luglio 2015

Enrico a Chiaia di Luna....

Molti arrivano in vacanza a Ponza credendo di potersi bagnare nelle splendide acque di Chiaia di Luna e restano profondamente delusi quando apprendono che è interdetta già da diversi anni.
Voglio postare un mio scritto in cui ricordo una persona che ha amato tantissimo quella spiaggia, Enrico Migliaccio.
E' di aprile del 2014.

Di Chiaia di Luna ho scritto spesso su questo blog, una spiaggia bellissima ma inaccessibile per il pericolo di frane che purtroppo ha causato, negli anni, anche qualche vittima.
Sono anni che si parla di come metterla in sicurezza ma finora non sono bastate le reti per renderla fruibile....ci vuole qualcosa di più.....
Non ci resta che ammirarla dal piazzale sovrastante.....
Però quanta emozione si provava uscendo dal tunnel romano....vedere la falesia di Chiaia....la spiaggia....roba da togliere il fiato.
C'erano diverse attività su quella spiaggia....persone che l'amavano svisceratamente....alcune non ci sono più....
Leggendo il libro di Francesco De Luca, "Frammenti di Umanità", molto bello, ho trovato un brano in cui ricorda Enrico, il caro "Enricuccio", che ci ha lasciato il cuore a Chiaia di Luna.
Così scrive Francesco De Luca: ".....che lì Enrico offriva la pezzetta imbevuta d'olio ai forestieri che s'erano inzaccherati di pece. Udranno come una favola che il buon Enrico, negli anni della pensione, si dedicava agli svaghi proprio in una grotta accanto all'arco d'accesso alla spiaggia. Trascorreva il tempo lavorando il legno che il mare gli regalava. In estate però non era possibile concentrarsi su nulla, distratto e attratto dalle frotte di turisti che si recavano al bagno a Chiaiadiluna, dato che è spiaggia accessibile a piedi.
Nell'andarsene però lamentavano d'essersi sporcati di pece, presa camminando fra le pietruzze. Questo disagio dei turisti Enrico non lo tollerò, e ancor più le loro maldicenze. Invitava, chi volesse, a detergere le macchie nere con una pezzetta imbevuta di olio.
 Sorridente il viso, cordiale l'invito, augurale il saluto.
Un signore, Enrico!"
Che dire..... un bel ricordo di Enrico.....


Spiaggia di Chiaia di Luna....



Chiaia di luna com'è oggi.....
(Foto di Rossano Di Loreto)



In questa foto si vede l'uscita del tunnel romano sulla spiaggia...accanto c'è la grotta di Enrico



La falesia di Chiaia colorata dai raggi del sole al tramonto vista dal piazzale sovrastante 



Il figlio di Enrico Migliaccio, Salvatore, mi ha inviato questa foto.
Enrico è davanti alla sua grotta con un gruppo di studenti e biologi di una Università tedesca che stavano svolgendo una ricerca scientifica nel mare di Chiaia di Luna. Il periodo è primi anni 80.

lunedì 13 luglio 2015

Oh, che giorno beato...

Il giorno della Prima Comunione di questi bambini ponzesi...anni '60
Si cantava: Oh, che giorno beato, il ciel ci ha dato...
Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico


Vediamo di riconoscere qualcuno...ci provo...
I maschietti in primo piano, con il berretto in testa, Salvatore Conte, poi Gerardo Conte, Isidoro Feola, poi un bambino che non conosco, poi Bruno Usai, degli altri due non ricordo il nome.
In seconda fila Peppe Coppa, Ciro Vitiello, Santo Pelliccia, poi, credo, Francesco Albano, Alfonso Iodice, accanto a lui Apollonia Ambrosino.
Tra le bambine riconosco Giuseppina Coppa, Pina Di Meglio, Pina Feola, Annamaria Silvestri.

La cosa più difficile in fotografia è rimanere semplici.

Anne Geddes

sabato 11 luglio 2015

Palmarola, foto con il drone

Giungono delle foto stupende di Palmarola fatte con il drone...
Ci incantiamo davanti al colore del mare, preghiamo davanti alla cappellina, sullo scoglio, dedicata a San Silverio, ci riempiamo di meraviglia davanti alle case-grotta.
L'autore delle foto è Rossano Di Loreto
(luglio 2015)


























Di tutti i mezzi di espressione, la fotografia è la sola che fissa l'istante preciso.

Henri Cartier-Bresson



venerdì 10 luglio 2015

A proposito di foto...

E' veramente fastidioso trovare le tue foto su altri siti, su facebook o in qualche video senza citarne la fonte (basterebbe questo)....Ne ho già scritto qui.
Addirittura su un quotidiano ho trovato le foto aeree di Ponza che mi sono state inviate da un amico scattate nel marzo 2009.......non è carino....
Quando posto qualche foto che non è mia ho sempre citato l'autore o il libro da cui l'avevo presa.....mi sembra doveroso.
Quest'estate ho chiesto personalmente il permesso di pubblicare le foto sia a Rossano Di Loreto che a Giovanni Pacifico.
Vorrei quindi che chi prende le foto citasse la provenienza.
Grazie!!!

                           

                           

                           










Ogni raggio dell'alba prenda per mano i tuoi sogni notturni, i più belli, e li conduca alla realtà.
(Antico augurio tibetano)

mercoledì 8 luglio 2015

Una finestra sul passato

Proprio una finestra sulla vita ponzese di tanto tempo fa...attraverso una foto torniamo indietro nel passato. Tanti bambini ma anche persone che non ci sono più...
Vediamo di riconoscere qualcuno...
Foto dell'archivio di Giovanni Pacifico


E' il cortile di una casa, forse sulla Dragonara...credo sia la metà degli anni '60
La signora in piedi con il vestito chiaro è Ave Andreozzi, il cui ricordo è sempre vivo...il signore a sinistra è Vincenzo Bosso...
Tra i bambini riconosco Elisabetta Guarino, dietro di lei Lia Pagano già ragazzetta...mentre il ragazzino vestito di scuro, in piedi, è Francesco Perrotta (Franchito) mancato prematuramente, ricordo che era bravissimo nelle gare di geografia quando frequentavamo la scuola elementare.

Perdere il passato significa perdere il futuro

Wang Shu

lunedì 6 luglio 2015

Cartoline da Ponza

Giungono da Ponza foto bellissime che la mostrano in tutto il suo splendore...grazie a Rossano Di Loreto
(giugno 2015)






























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