lunedì 22 agosto 2016

La spiaggia del Grano

Un post già pubblicato nel gennaio 2016

Un tempo, a Ponza c'era la spiaggia del Grano, che i ponzesi di una certa età ancora ricordano, però ora non esiste più. Al suo posto ora c'è la Banchina Nuova costruita verso la metà degli anni '50 ed ampliata successivamente.
Il Mattei, nel suo viaggio a Ponza, nell'aprile del 1847, raccontò anche di una Grotta del Grano ed è riprodotta in un disegno.
Incontrò una ragazza (La fidanzata della Grotta del Grano), orfana di madre, il cui padre era in procinto di risposarsi, che gli raccontò l'origine del nome di questa spiaggia. Il fratello dodicenne, Domenico, era una sorta di piccola guida dell'isola che seguiva il Mattei passo passo.
Ecco la ragazza cosa disse al Mattei: In altri tempi il nostro paese, nel bisogno di provvedersi opportunamente di grano e di altra vettovaglia, qui appunto aveva stabilito i suoi magazzini di approvvigionamento. La nostra grotta formava parte di questo centro di deposito e non essa sola compone tutta la nostra abitazione. In continuità due altre stanzucce possediamo scalpellate nel masso- Osservate quali solide pareti le informano, come sono industriosamente scavate sotto il taglio facile del nostro tufo, come la volta e le mura imbiancate tengon vantaggiosamente le veci dell'intonaco. Voi non crederete che nella stessa roccia sien condotte le scale, gli archi, i poggiuoli, le scranne; o forse v'indurrete a credere che queste dimore sian malsane. Ma il fatto chiarisce come son esse nell'inverno caldissime ed asciutte, nell'està fresche e temperate. Vi ripeto però che non è tale da mostrasi questa nostra troppo povera grotta, chè il Padre non è in istato di accomodarla; ma ben altre saprei additarvene, e di tali da disgradarne le migliori case di fabbrica e dipinte...
Quindi la spiaggia si chiamava così perchè c'erano i magazzini di grano e vettovaglie del paese.

...in quel povero abituro che si schiudeva ad arco presso la sabbiosa spiaggia, mi accinsi a trarre uno schizzo fugace di quella scena.



P. Mattei, la Grotta del Grano



P.Mattei (La fidanzata della Grotta del Grano)



Com'era un tempo...


Non c'era la Banchina Nuova
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

lunedì 15 agosto 2016

La chiesa dell'Assunta

Dopo aver inviato a Ponza i coloni Ischitani che si stabilirono nella zona dell'attuale porto il Re pensò di popolare anche la contrada di Le Forna che era disabitata.
Così nel 1772 arrivarono delle famiglie soprattutto da Torre del Greco.
Venne edificata la chiesa sopra Cala Inferno che fu consacrata dal vescovo il 27 luglio 1781 ed il primo parroco fu Don Innocenzo Bianchi.
In questa chiesa c'era un quadro antico della Madonna della Purità a cui doveva essere intitolata però non essendoci, a quel tempo,  una festa a Lei dedicata  si optò per Madonna dell'Assunta o delle Tre Corone.
Il Tricoli a proposito della festa così scrive nel 1855:
"A guidare quella nascente popolazione, appena completata e consacrata dal Vescovo, la detta Chiesa, stimò il regnante nel 27 luglio 1781 destinarvi parroco il virtuoso D.Innocenzo Bianchi con soldo dagli Alloidali, coll'obbligo di servire quegli abitanti senza dritti di stola. 
Nel 14 seguente agosto egli ricevè il possesso ed in questa guisa. Dalla Parrocchia per la via di mare il Prefetto dei monaci gli condusse il santissimo, accompagnato da tutte le barche, e bastimenti che si trovarono nel porto, pavesandosi, facevano sentier un continuato sparo di cannoni e moschetti, siccome eseguirono le batterie Molo e Frontone, ed allorchè si montò la collina, il Forte-papa fece la sua salva. Indi recitaronsi i vespri, e nel dì vegnente si celebrò messa cantata, e così si continua a praticare in tali giorni anniversari, dal Parroco e due Cappellani di Ponza; accedendovi quasi tutti gli abitanti dell'isola per terra e per mare, onde godere la festa e prostrarsi nel tempo stesso a piede della Regina del Cielo."
In quel 14 agosto 1781 nacque la festa della Madonna Assunta o delle Tre Corone.


Il quadro antico della Madonna della Purità



La statua della Madonna che ogni anno viene portata in processione

I quindici d'aust, 
na' rosa spampanata
Maria sarà chiamata
per un'eternità...


La chiesa dell'Assunta a Le Forna


La processione

(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

lunedì 1 agosto 2016

Gli artigiani

Un post già pubblicato lo scorso anno

A Ponza, un tempo, c'erano molti artigiani. Ora, purtroppo, ne sono rimasti proprio pochi.
Ne ho fotografato alcuni mentre stanno lavorando.










In queste foto, Benedetto Sandolo con pazienza e maestria costruisce le nasse (ceste di canne e vimini usate per la pesca ed in modo particolare per la pesca delle aragoste)















Guglielmo Tirendi con grande manualità e abilità crea delle stupende opere in ceramica...molto belli i presepi in miniatura



Il presepe in miniatura di Tirendi









A Campo Inglese, sulla strada che porta a Le Forna, questa signora, con mani sapienti, realizza dei bellissimi cestini

La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi, ma nell'avere occhi nuovi

Marcel Proust

domenica 24 luglio 2016

L'affondamento del piroscafo Santa Lucia

Qualche anno fa, a Ponza, ho partecipato ad una serata veramente speciale.
Sulla banchina Mamozio si ricordava l’affondamento del piroscafo Santa Lucia avvenuto il 24 luglio del 1943, a due miglia dall’isola di Ventotene.
Mirella Romano, che in quell’affondamento ha perso il papà, era molto emozionata, i suoi occhi brillavano. Dopo tanti anni, finalmente, grazie alle sue ricerche, riusciva a raggiungere un obiettivo prefissato da tanto tempo, cioè sapere la verità su quell’affondamento.
Per anni erano circolate voci e leggende ma nessuna verità sull’accaduto.
Durante una vacanza a Ponza, il sottotenente di vascello Giulio Cargnello, responsabile dell’archivio storico del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, incontrò Mirella e prese a cuore la sua storia.
Nell’archivio riescì a ritrovare l’incartamento riguardante il Santa Lucia.
Finalmente la verità!
È stata un’operazione di guerra in quanto gli alleati volevano fiaccare l’Italia bombardando tutto quello che capitava.
Quella mattina del 24 luglio 1943 gli aerei erano otto ed erano partiti dalla base di Protville, in Tunisia.
Quattro si lanciarono sul Santa Lucia mentre gli altri colpirono una piccola imbarcazione, presumibilmente tedesca.
Nella serata del 24 luglio 2008 era presente anche un ospite d’eccezione, l’ultimo superstite di quell’affondamento, ritrovato, per puro caso, qualche mese prima.
È Vincenzo Moretti, in quel tempo carabiniere, si trovava su quella nave insieme ad altri colleghi. Non sapeva nuotare e si salvò restando attaccato ad un pezzo di legno.
Da tutta questa vicenda è stato realizzato un documentario storico, proiettato quella sera, che racconta la storia e raccoglie molte testimonianze.
Io però ho una testimonianza inedita: quella di mia madre Elvira.
Era appena diciassettenne ed era andata a Ventotene il 18 luglio per aiutare sua sorella Olga che aveva due bambine piccole.
Racconta che su quella nave c’era anche una sua amica, Antonietta Galano e si dovevano incontrare a Ventotene.
Mia madre vide l’orribile spettacolo dell’affondamento dalla finestra di casa di don Aniello Conte, suo zio, che era cappellano dell’ergastolo di Santo Stefano.
In 28 secondi la nave affondò con il suo carico di vite umane, lasciando sulla superficie del mare un’enorme macchia.
Racconta anche che il giorno precedente all’affondamento, oltre al Santa Lucia, fu mitragliata la lavanderia di Santo Stefano, per fortuna senza danni. Lei ed altre persone trascorsero la notte in una grotta sotto l’ergastolo.
Anche se era molto giovane ricorda perfettamente quell’orrore.
Sono andata a visitare la stanza, nel museo di Ponza, dove sono raccolti i reperti ritrovati in fondo al mare del Santa Lucia. Ci sono innumerevoli oggetti, le foto delle persone disperse in mare, articoli di giornale ma quello che mi ha più colpita è il cappottino di Mirella. Suo padre glielo aveva regalato prima di morire ( lei aveva due anni ) e che sua madre aveva conservato gelosamente per tanto tempo.
È grazie alla tenacia di Mirella che questa storia non è stata dimenticata e dopo 65 anni si è giunti alla verità.
Chi volesse visionare il documento storico può farlo andando sul sito:
Il dipinto nell'immagine è di Luca Ferron ed è visibile nel museo di Ponza.
Ecco il sito dell'artista: http://www.lucaferron.com/index.php?pagina=dipinti


Il piroscafo Santa Lucia entra nel porto di Ponza



Il piroscafo Santa Lucia

giovedì 21 luglio 2016

La chiesetta della Madonna della Civita

Un post già pubblicato qualche anno fa

Della chiesetta dedicata alla Madonna della Civita ne ho già scritto in altri post  (Link1 Link2), quest'anno però sono sessant'anni che è stata costruita.
Fu fortemente voluta, questa chiesetta, da Monsignor Luigi Dies e fu costruita sugli Scotti, in località Fontana, sul terreno donato dalla famiglia di Costantino Tagliamonte.
E' una chiesetta carinissima in mezzo al verde, c'è un pozzo per l'acqua, nella piccola sacrestia c'è ancora il letto di Monsignore ed in una campana di vetro c'è una statuetta della Madonna con il Bambino.
Ogni 21 luglio c'è una suggestiva processione, con il quadro raffigurante la Madonna della Civita, tra i viottoli di campagna ed è seguita da gente che arriva da ogni parte dell'isola.
Il culto di questa Madonna però è secolare perchè i ponzesi, un tempo, si recavano a Itri dove a 673 metri di altezza c'è il Santuario a Lei dedicato.
I ponzesi si recavano a Gaeta con piccoli gozzi e poi arrivavano al Santuario con le carrozzelle, chi addirittura ci andava a piedi per implorare qualche grazia o per ringraziare.


La chiesetta della Madonna della Civita imbandierata per la festa



La targa marmorea che ne ricorda la costruzione nel 1954



Il quadro della Madonna portato in processione



Dalla chiesetta il panorama che si vede......in lontananza Zannone



La chiesetta proprio alle pendici del Monte Guardia



Ancora in processione......



La campana di vetro con dentro la Madonna col Bambino



La processione della Madonna della Civita nel tempo.....



Madonna della Civita...1979
(La foto è dell'archivio fotografico di Giovanni Pacifico)
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