venerdì 24 febbraio 2017

Il ricordo non muore mai...

Sono passati 11 anni dalla tua scomparsa ma non c'è stato un giorno in cui non ti abbiamo pensato...sei sempre con noi...ci manca tutto di te


Il mio papà, Ciro Iacono, maestro d'ascia dell'isola di Ponza

Il ricordo non muore mai...

mercoledì 22 febbraio 2017

Folco Quilici e la Liberty di Punta Papa

Folco Quilici ha sempre avuto per l'isola di Ponza un'attenzione particolare anche perchè proprio qui ha iniziato le immersioni subacquee da ragazzo.
Nell'antefatto personale del libro Relitti e tesori ecco cosa scrive: "Nelle acque dell'isola di Ponza, poco dopo aver imparato a sommozzare, presi ad immergermi nel fondale antistante il lato di ponente dell'isola, la cosiddetta Punta del Papa. Là giaceva un relitto di Liberty, una delle tante varate negli Stati Uniti per lo sforzo bellico della seconda guerra mondiale. Nel '44, navigando nel Tirreno centrale il suo equipaggio, completamente ubriaco, l'aveva fatta finire sulle rocce. Affondò velocemente, spezzata in due. Una parte, a pochi metri dalla riva, aveva reso possibile non solo il salvataggio di molti marinai, ma consentiva a noi ragazzi muniti solo di maschera, pinne e buon fiato di scendere sotto il pelo delle onde e gettare un'occhiata a un insieme d'elementi tragici e grandiosi: cupe ombre, luci guizzanti.
Nell'immensa carcassa scendevano in profondità palombari addetti al recupero di camion caricati nella stiva. Intravedevo appena alcuni momenti di quel lavoro e mi pareva estremamente rischioso. Allo stesso tempo cominciai a capire qual era il principale motivo per cui un uomo rischiava la vita addentrandosi in un relitto: la possibilità di mettere le mani su qualcosa di redditizio o addirittura prezioso.
Nel caso della Liberty, i camion portati in superficie rappresentavano un buon bottino per la ditta di recuperi.
Immerso nei pochi metri consentiti alle mie ancora incerte apnee, mi ero accorto di altri due uomini, non occupati al recupero del carico: muniti di un'attrezzatura subacquea particolare, e con due forti lampade accese illuminavano un camion mentre i palombari lo imbragavano per il recupero. I due indossavano tute di gomma e autorespiratori a ossigeno..."
"Stavano filmando l'operazione di recupero con una macchina da ripresa cinematografica."
"...Nella carcassa di Ponza dove tutto è iniziato, sono tornato più volte, anno dopo anno, testimone di un progressivo sgretolamento della grande nave.
Nel mio ultimo tuffo, nel 2009 della imponente Liberty naufragata a Punta del Papa restavano solo pochi rottami corrosi."




Punta del Papa
(Foto di Rossano Di Loreto, aprile 2015)



Punta del Papa
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



Il naufragio della Liberty LST 349



Il libro di Folco Quilici


Il video della Liberty...immagini di ieri e di oggi

Nota:
LST 349, nave da trasporto americana naufragata sugli scogli antistanti Punta del Papa il 23 febbraio 1944. Il relitto giace a 21 metri di profondità.

domenica 19 febbraio 2017

Dall'album dei ricordi

Sfogliando l'album di famiglia ho trovato questa foto che racchiude un pò le mie origini...dai volti sorridenti doveva essere una giornata felice.
Credo sia una Pasquetta...il luogo forse è Tre Venti...dietro si vede il monte Guardia.
Ci sono i miei nonni paterni Peppino Iacono e Olimpia Feola, i miei nonni materni Salvatore Conte e Assunta Mazzella. Poi zia Francesca Iacono, sorella di mio padre, con il marito Silverio Musella. Ed ancora zio Antonino Conte, fratello di mia madre, con la moglie Carmela D'arco. Infine i miei genitori Ciro Iacono ed Elvira Conte.


In primo piano da sinistra zio Silverio Musella, zia Francesca Iacono, la donna al centro non la riconosco, nemmeno la bambina, mia madre Elvira Conte, mio padre Ciro Iacono. 
Dietro da sinistra zia Carmela D'Arco, zio Antonino Conte, nonna Assunta Mazzella, nonno Salvatore Conte, nonna Olimpia Feola, nonno Peppino Iacono e il signore a fianco non lo conosco

venerdì 17 febbraio 2017

La raccolta delle acque

L'acqua, si sa, in un'isola ha un'importanza vitale e i primi coloni giunti a Ponza nel '700 quando iniziarono a costruire le loro abitazioni per prima cosa scavarono un pozzo, 'a piscina.
Dal tetto convogliavano l'acqua piovana nel pozzo che solitamente era nella parte sottostante l'abitazione e dall'interno si poteva attingere con il secchio.
Era costruito in base ai bisogni della famiglia e veniva tenuto rigorosamente pulito.
A proposito del pozzo, così scrive Giuliano Massari nel libro E' stata dura: "...Il fondo pendeva leggermente verso il centro dove era scavata la "fontanella", una piccola vasca della capacità di 5/10 litri, che serviva a facilitare la raccolta dell'acqua della sciacquatura quando la cisterna veniva ripulita raschiando le pareti con scopetti fatti con ramoscelli di mirto e poi biancheggiata a calce."
Gli antichi Romani scavarono nella roccia imponenti cisterne che oggi sono testimonianza di ingegneria idraulica. Le navi di passaggio venivano a Ponza a far rifornimento d'acqua mentre ora abbiamo bisogno delle bettoline che ce la portano.
Un tempo, quindi, l'acqua piovana veniva raccolta sui tetti delle abitazioni e convogliata nei pozzi. 
Come però dovevano essere realizzati i tetti Giovanni Maria De Rossi ecco cosa scrive:  " ...anche qui, soprattutto sulla scia delle collaudate esperienze di molte zone di provenienza dei coloni, si ricorse alla struttura "a lamia", vale a dire a botte leggermente ribassata, con le falde perimetrali esterne ripiegate all'insù, proprio per raccogliere, a mò di canali, e poi opportunamente intubare le acque piovane. All'interno le volte appaiono o totalmente semicurve o a specchio, cioè con due mezze volte ai lati raccordate da un tratto centrale in piano."
 Ormai l'acqua non viene quasi più raccolta nei pozzi, forse ancora nelle case in campagna che la utilizzano per irrigare.
Oggi quando piove a Ponza ci sono dei veri fiumi d'acqua che scendono verso il mare.



Il pozzo della Torre dei Borboni in via Madonna



Uno dei due pozzi "dìnte u Casine", Scotti di Basso



Questa sembra una "vera" di pozzo ma non ne sono certa, è sugli Scotti



La "bocca" del pozzo all'interno della falegnameria Pacifico



La "bocca" del pozzo dell'antico palazzo Tagliamonte oggi palazzo Coppa-Conte in piazza Gaetano Vitiello



Questo è lo "schizzo" del pozzo del palazzo rosa in via Parata 

lunedì 13 febbraio 2017

L'isola di Zannone

Dal 1979 Zannone  fa parte del Parco Nazionale del Circeo che in effetti ha un po' protetto l'isola dalle masse estive e dalla caccia. Ma credo che, fino a qualche tempo fa, non si sia capito il valore reale dell'isola, si puntava tutto su Palmarola.
Zannone è l'isola verde dell'Arcipelago Ponziano. In primavera ed in autunno si fermano gli uccelli migratori. Sarebbe interessante farla conoscere ai ragazzi. Ma a quanto pare i sentieri versano in cattive condizioni ed anche la casa del guardiano.
Nel 1897 Johann Karl Graeser visitò le isole Ponziane e nel "Viaggio alle isole del confino" così scrive di Zannone: "Dopo quattro ore di viaggio ci avviciniamo all'isola di Zannone. E' simile a un grande giallo budino sul piatto azzurro del mare. Zannone, o Sinonia come anticamente veniva chiamata, non è abitata che da un guardiano con la sua famiglia. Si è installato sui resti di quello che una volta era un convento cistercense.
Una comoda stradina di pietre sgrossate, tenute da malta cementizia, ci porta, in leggera salita, dall'approdo verso la cima (di mt. 179). Camminiamo per questa stradina su uno strato di pietre vulcaniche, dure e acuminate. Naturalmente sono molto meravigliato.
"Questa strada l'ha fatta costruire il "cavaliere-sindaco" per la sua casa di caccia!," mi viene risposto. "In primavera e in autunno, quando è il passo delle quaglie, lui viene sull'isola per qualche giorno a caccia".
La stradina di pietra nuda che conduce alla casina del sindaco di Ponza mi infonde un grande rispetto.
Mentre salgo, piacevolmente immerso nella luce del sole, mi vengono alla memoria i bagni di S. Calogero a Lipari e rifletto sulla assurdità del mondo. Là hanno costruito uno stabilimento splendido nel deserto però hanno dimenticato la strada e qui, invece, abbiamo solo la strada, una strada che genera illusioni fastose, ma che sbocca nel vuoto.
C'è qualcosa di "signorile", di "cavaliere" in questa strada che serve soltanto due volte l'anno ad agevolare la caccia a stanchi uccelli migratori del "cavaliere-sindaco". Nelle isole questi piccoli animali vengono presi con reti di ogni sorta. Zannone è forse il posto più frequentato per questo vile sport in cui si gareggia allo sterminio di utili uccelli canori. Del resto questa è un'abitudine comune anche al resto d'Italia.
Monasteri e castelli di predoni si trovano sempre sui punti più belli e non fa eccezione il convento di S.Benedetto.
Zannone emerge dall'acqua come la calotta di una palla affondata. 
Dalle rovine del vecchio convento lo sguardo vaga liberamente in ogni parte nella "lontananza azzurra della primavera che non è possibile comprendere". Una solitudine impenetrabile, come se la grande distesa d'acqua avesse trasportato dall'intera terra tutti qui i tormenti e le pene. anche i picchi più alti che si levano alti nell'aria, sono come pietose lapidi commemorative su un campo di battaglia. 
Per questo i monaci si sono installati nell'isola, calma e silenziosa, per dimenticare e mortificare ogni desiderio, così da ottenere la pace fino a che la terra non li avesse accolti".
(da "Vivere Ponza" )
A Zannone ci sono i resti di un monastero cistercense ed anche una peschiera romana quindi è interessante anche dal punto di vista archeologico.
Il Tricoli definì Zannone guscio di testuggine marina per la sua forma e pare che già nell'Ottocento fosse contesa perchè i ponzesi erano interessati alla sua legna, al calcare per fare la calce ma anche per andare a caccia.
Circa trent'anni o poco più visitai la casa del Faro di Capo Negro che aveva in concessione il dottor Spadazzi, un farmacista di Roma, amico di mio padre.
Un posto affascinante e silenzioso...rotto solo dai versi dei gabbiani e dal motore di qualche barca di passaggio.
Con l'entrata di Zannone a far parte del Parco, Spadazzi è dovuto andare via da quella casa dove ha lasciato però il suo cuore.
Nell'altro versante, scendendo al Varo, sono salita fino alla villa Casati Stampa dove c'era il guardiano di quel tempo, un ponzese di cui non ricordo il nome.
Speriamo che questo lembo di terra incontaminato, in mezzo al mar Tirreno, resti un angolo di paradiso.



L'isola di Ponza vista da Zannone



Il faro di Capo Negro visto dall'alto







I ruderi del monastero di S.Spirito



Il faro visto dal mare



Il faro di Capo Negro



La casa del faro 






Foto scattate all'isola di Zannone nel 2016

(Per gentile concessione di Enza Pagliara)



L'isola di Zannone che viene definita dal Tricoli guscio di testuggine marina
(Agosto 2015)



Il vecchio guardiano di Zannone in un ritratto del Mattei, nel 1847,che rischiò di essere colpito da uno schioppo improvviso di archibugio sparato da qualche cacciatore


Nota
Il cavaliere-sindaco era Vincenzo De Luca che amministrò Ponza dal 1867 al 1898 che il Graeser descrive dall'aspetto fisico simile al Crispi.
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