mercoledì 21 febbraio 2018

Camminando per Ponza

Rubèn Blades nella sua “Camminando” scrive:
“Camminando si apprende la vita,
camminando si sanano le ferite del giorno prima,
cammina guardando una stella,
ascoltando una voce,
seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita,
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.”

Queste parole sono un invito a tornare ad un modo diverso, di conoscere il mondo che ci circonda.
Oggi si usa troppo l’automobile e quasi perdiamo la sensibilità verso le bellezze, a volte nascoste, che la natura ci offre.
L’uomo è fatto per camminare…
Camminando possiamo ascoltare il soffiare del vento, il rumore del mare, il fruscìo degli alberi, il vociare dei bambini ma anche il silenzio.
Camminando possiamo sentire il profumo della terra, dei fiori o del mare.
Camminando ci riappropriamo della nostra fisicità, del nostro benessere fisico e mentale.
Un luogo dove si cammina tanto è Ponza ed è proprio girovagando per le sue viuzze, sconosciute ai turisti che la popolano durante l’estate, che riusciamo ancora ad emozionarci.
La bellezza di Ponza non è solo nel mare ma anche nei vicoli, nelle scalinate che s’inerpicano verso luoghi sopraelevati da dove si possono ammirare panorami mozzafiato.
Solo camminando possiamo cogliere particolari che altrimenti sfuggono, come il colore di un portone, le edicole votive situate davanti agli ingressi delle case (ce ne sono tante in giro per l’isola, tutte bellissime!) ma anche i volti delle persone.
Camminando nel buio della notte per le strade dell’isola, sostando su qualche belvedere, lo spettacolo è assicurato…volgendo lo sguardo verso il cielo restiamo incantati dalle stelle del firmamento ma anche da una splendida luna.
Camminando, lentamente, possiamo ritrovare i nostri pensieri…



Tramonto da sopra gli Scotti...in lontananza Palmarola



La bellissima Cala Feola vista dal Belvedere della Madonnina



Il panorama di Ponza



Chiaia di Luna baciata dal sole



Panorama dalla strada dell'acquedotto



Chiaia di Luna...che magia!!!



I Faraglioni della Madonna visti dal Cimitero



La Luna sul mare della Parata...s'intravede Pizzo Papero

(Estate 2017)

domenica 18 febbraio 2018

'A mammane

Un tempo, a Ponza, si nasceva, in casa, grazie all'aiuto dell'ostetrica del luogo, la cosiddetta "mammane".
Quando sono nata io, mia madre fu aiutata da "Rìccetta",così chiamavano Giovanna Parisi.
Ecco come descrive l'ostetrica ponzese Luigi Sandolo nel libro "Su e giù per Ponza" pubblicato nel 1980.
"A mammane
Negli anni ormai lontani nel popolo ponzese il titolo di levatrice per non dire di ostetrica, quest'ultimo istituito verso il 1930, era sconosciuto.
Chi raccoglieva i parti e curava il neonato e la puerpera veniva chiamata 'a mammane. Quando poi la si voleva distinguere con il nome si diceva 'a cummare Lucia, 'a cummare Maria, 'a cummare Rosalia. L'assistenza al neonato ed alla puerpera durava sino a che quest'ultima non si era del tutto ristabilita in salute.
Al primo bagno il papà gettava nella vaschetta una o due monete d'oro.
Il compenso alla mammane veniva dato alla fine delle prestazioni, il giorno del battesimo che avveniva normalmente dopo una settimana dalla nascita.
La maggiore soddisfazione quale pubblico riconoscimento della sua bravura professionale 'a mammane l'aveva nell'accompagnamento del neonato al fonte battesimale.
Indossato l'abito migliore e spesso nuovo e vistoso, inghirlandata da catene d'oro ad una delle quali era legato un'orologio dello stesso metallo e, d'estate, un ventaglio, 'a mammane si recava a casa del battezzando accompagnata dall'allieva o assistente.
In attesa del suo arrivo era la famiglia, vestita a festa e la giovanetta, anche essa vestita a nuovo, che doveva portare in chiesa il pargoletto.
Durante la cerimonia del battesimo 'a mammane con il battezzando in braccio teneva pronto per non farlo piangere 'nu pupatielle, una pupattola, che consisteva in una mollica di pane ben zuccherata in un panno.
All'uscita della chiesa con il neo cristiano, ritornato nelle braccia della portatrice, si formava un piccolo corteo con davanti un codazzo di ragazzi schiamazzanti per ricordare ai parenti ed amici di buttare i confetti ed i soldini.

Arrivati a casa 'a mammane presentava per il bacio il battezzato al padre pronunziando il nome impostogli. A tavola sedeva al posto d'onore con a destra il padrino o la madrina.
Le ultime mammane furono Rosalia Albano, Eugenia Mazzella, 'a Paccuselle di Le Forna, Maria Esposito vedova Parisi e Lucia Mazzella Sangiovanni. Dopo la recente morte di Giovanna Parisi è rimasta l'altra ostetrica Lucia Mazzella fu Silverio"




La foto è del battesimo delle mie sorelle, le gemelle...anni Sessanta...una è in braccio a mia nonna, l'altra ad Olimpia, la mia sorella maggiore.
A fianco Teresa Parisi, nipote dell'ostetrica, dietro "Riccetta", mio padre ed io ( mi si vede appena) con il cappottino.




Accanto alla fonte battesimale: io con il cappottino, dietro di me mio cugino Franco Musella, nonna Olimpia con una gemellina, dall'altra parte in primo piano mio fratello Peppino, dietro mia sorella Olimpia con l'altra gemellina poi mio padre Ciro





L'ostetrica Riccetta ha in braccio una delle gemelline mentre l'altra è in braccio a nonna Olimpia...io sono in braccio a papà Ciro



Le piccoline sono state portate in chiesa in macchina...fa freddo...di spalle con il cappotto Riccetta, l'ostetrica




Mamma Elvira e nonna Olimpia con in braccio le gemelline



Qui c'è anche papà Ciro

(Dall'album della mia famiglia)

Nascere è ricevere un intero universo in dono

Jostein Gaarder

venerdì 16 febbraio 2018

Accadde nel febbraio 1965

Quello che accadde nel febbraio 1965 io ne ho un vago ricordo...
Ho impressa nella mente l'immagine  della nave Isola di Ponza che usciva in tutta fretta dal porto per una corsa straordinaria portando i feriti di un incidente a Formia.
Purtroppo in questo incidente perse la vita un giovane finanziere, Concetto Russo, di soli 31 anni, che per ironia della sorte era giunto a Ponza solo tre giorni prima per prestare servizio nella Brigata della Guardia di Finanza.
Era l'imbrunire ed il giovane fu travolto da un'automobile che scendeva da via Roma a tutta velocità, senza guida, probabilmente con qualche problema ai freni. Il ragazzo finì in mare proprio nel tratto che congiunge Mamozio al Molo Musco, dove d'estate si prendeva la barca per Frontone.
L'auto impazzita colpì anche una barca che affondò.
Ernesto Prudente, testimone oculare, raccontò così: Ho visto un uomo falciato come da un colpo di ariete fare un volo di cinque metri verso il mare.
Molte persone accorsero rendendosi conto che il giovane era grave, il comandante Falamischia della Brigata della Guardia di Finanza quando lo riconosce si dispera. Intanto cominciano a giungere sul posto i medici, prima il Dott. Aldo Coppa, poi il Dott. Silverio Mazzella ed infine il Dott. Francesco Sandolo che era febbricitante . Il comandante della stazione dei carabinieri Aldo Bedronici mette a disposizione la sala mensa per i primi soccorsi. Tra gli isolani ci fu una gara di solidarietà nel prestare il loro aiuto con garze, bende, disinfettanti...La situazione però è grave e si decide di far partire la nave Isola di Ponza, ma in tarda serata purtroppo arriva la brutta notizia della morte del finanziere.
Una giovane vita spezzata con tutti i suoi sogni...


(Notizie attinte da "Ponza mia")


Il luogo in cui avvenne l'incidente...in quel tempo non c'erano protezioni
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)



La nave Isola di Ponza
(Archivio fotografico di Mariano Picicco)



Il dottor Sandolo, con la fascia tricolore da sindaco, che accorse in qualità di medico a soccorrere il giovane finanziere 
(Archivio fotografico di Giovanni Pacifico)

mercoledì 14 febbraio 2018

Il dicco di Cala Inferno

Il grande sismologo, Giuseppe Mercalli, visitò Ponza nel 1892, dopo le scosse di terremoto che impaurirono gli isolani.
In Note geologiche e sismiche sulle isole di Ponza oltre a scrivere dei terremoti fa una bella descrizione delle isole.
Descrive molto bene le rocce ed anche dei dicchi di Ponza.
Ecco cosa scrive:"Meravigliosi sono i dicchi di Ponza e la loro potenza. Alla Cala d'Inferno ne osservai uno di riolite che ha una trentina di metri di spessore nella sua parte inferiore e va allargandosi verso l'alto. Questo dicco, che s'innalza quasi perfettamente verticale dal livello del mare fin verso la cima di M.Schiavone (156 m.) è incassato nel tufo trachitico inferiormente e denudato nella sua parte più elevata.
Secondo Doelter, alcuni di questi dicchi in alto si sono estesi a modo di corrente e quasi tutti possono riferirsi a due centri di eruzione situati sulla costa orientale, uno dei quali è il porto di Ponza, ritenuto di già come cratere da Dolomieu, mentre l'altro si trova alquanto più verso nord presso Cala d'Inferno."






Dicco di riolite alla Cala d'Inferno
(Foto di Rossano Di Loreto, novembre 2015)

Nota:
Il dicco è, in geologia, un corpo roccioso, costituito da un'intrusione di origine ignea, generalmente ad andamento prossimo al verticale, in una fessura tra gli strati (intrusione discordante) di rocce sedimentarie; successive deformazioni tettoniche possono orientare diversamente il dicco.

(Wikipedia)

Altra Nota:
Giuseppe Mercalli divenne celebre per la scala che porta il suo nome (Scala Mercalli) che misura l'intensità delle scosse sismiche in base agli effetti prodotti.

domenica 11 febbraio 2018

La Parata...che meraviglia!!!

Purtroppo, ahimè, non si può scendere in spiaggia dal settembre 2009 per pericolo di frane. Ormai è difficile pure affacciarsi perchè il muretto è transennato da tanti anni.
Un belvedere bellissimo che fa incantare chiunque si trovi a passare da quelle parti, il mio luogo del cuore.
I pescatori, un tempo, si affacciavano per vedere il mare e decidere poi se uscire a pesca, quindi un punto nevralgico per la loro attività.
In questo momento i gabbiani sono i padroni,volano indisturbati e fanno sosta su Pizzo Papero, si godono la tranquillità.
Questo angolo di Ponza si chiama Parata dal termine "apparata" perchè i ponzesi mettevano delle reti per catturare le quaglie nel periodo migratorio.
Erano tempi di fame e miseria, la carne scarseggiava e i volatili erano cibo prezioso.






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